Laudetur Jesus Christus. Quando il capitano di una nave si imbatte in un gruppo di naufraghi, agrappati a rottami di una zattera, il primo pensiero è quello di soccorrerli. Che tra quei naufraghi vi siano persone buone o cattive è impossibile a sapersi comprensibilmente. E a quel capitano nessuno chiede che selezioni chi merita di essere tratto in salvo. Queste sono questioni che si possono affrontare solo in un secondo momento, quando i superstiti sono al sicuro. L’associazione Exurge Domine è come una navicella che attraversa i mari agitati per tendere una mano a sacerdoti, religiosi, seminaristi che patiscono persecuzione dalla Chiesa Bergogliana e si trovano appunto come naufraghi abbandonati a se stessi. Il suo Statuto lo indica espressamente. La decisione di aiutare le Benedettine di Pienza è stata dettata dalla loro pressante richiesta di trovare aiuto e protezione, così da essere sottratte alla decisione assunta dall’ordinario e dal dicastero per i religiosi, di deporre la badessa e costringere la comunità ad omologarsi alle disposizioni deleterie di Cor Orans. Questo è quanto meno ciò che veniva adotto a motivazione della persecuzione di cui le benedettine erano fatte oggetto. E non vi era motivo di supporre che la Badessa non fosse sincera.

Sotto la pressione dell’irruzione dei messi Vaticani, le religiose si sono sentite assediate e mi hanno supplicato di prendermi a cuore la loro situazione. Ho immediatamente reso noto a livello internazionale, quanto accadeva a Pienza con tre dichiarazioni pubbliche che potete facilmente trovare su internet. Fue in quella circostanza che la Costituente Associazione Exurge Domine ebbe una ragione in più per completare l’iter burocratico di Costituzione e prestare aiuto nel modo più efficace alle benedettine perseguitate. Visto che pendeva la minaccia dello sfratto immediato, ci siamo subito attivati, da un lato per trovare una struttura idonea ad accogliere le monache, dall’altro per aiutarle a presentare ricorso contro i decreti Vaticani, sospendendone gli effetti. Dopo assidue e accurate ricerche, non avendo trovato alcuna struttura che rispondesse alle esigenze delle benedettine, l’associazione Vittorio e Tommasina Al Fieri, a cui appartiene l’eremo Sant’Antonio dalla Palanzana, decise con il mio favore di mettere a disposizione una parte della proprietà per consentire la costruzione di quel che abbiamo chiamato villaggio monastico, ben delimitato dalla clausura, dove accogliere le monache sfrattate dal vescovo di Pienza e terrorizzate dai superiori del Dicastero Vaticano. I numerosi contatti e incontri avvenuti con la Vades e le consorelle parvero confermare la fiducia riposta in loro. Una fiducia ricambiata dalle Suore e nel timore che i loro effetti personali potessero essere loro sottratti dall’autorità ecclesiastica, già intervenuta bloccando il loro conto corrente, ci chiesero di tenere in custodia le loro masserizie, poste gratuitamente in due depositi di proprietà del Presidente di Gesù e Domine. Solo di recente le suore hanno ritirato dai depositi le loro mercanzie. Venne dunque dato pubblico annuncio del progetto del villaggio monastico da parte di Exulge Domini. Ed io stesso non ho risparmiato interventi ed anzi mi sono esposto in prima persona in molteplici modi, sostenendole nella loro azione di Resistenza. Se l’iter canonico di allontanamento delle monache dall’ex seminario estivo di Pienza si è fermato, se sono stati sospesi i provvedimenti del  Monastero per i religiosi che prevedevano la deposizione della Badessa, la sua dimissione dallo Stato Religioso, l’invio della priora al Monastero di Bose, e lo smembramento della comunità, solo si deve all’impugnazione del decreto da parte di un canonista da noi indicato. All’inizio del mese di giugno, le Suore pubblicavano una lettera aperta in cui esprimevano la loro gratitudine nei miei confronti per l’aiuto dei sacerdoti che avevo inviato al Monastero per assisterle. Così scrivevano le monache. Cito: Permettetemi di esprimere pubblicamente i nostri ringraziamenti, anzitutto Sua Eccellenza Reverendissimo Monsignor Carlo Maria Viganò, nel quale abbiamo trovato un Padre e un Pastore della Chiesa di Cristo, che ha grande cura di noi e che ci ha difeso e sostenuto in questa battaglia per la verità e la giustizia.

Grazie anche a quei sacerdoti che non hanno avuto paura di ripercussioni e ci hanno assistito da veri pastori. Un giorno la Chiesa o noi, Rincorrerà questi silenziosi eroi del nostro tempo. Fine della citazione. Abbiamo fatto predisporte il progetto tecnico per il villaggio monastico con un preventivo di una spesa di 1.5 milioni di euro, ed organizzato una raccolta di fondi. Le somme raccolte per l’allestimento della struttura, peraltro sinora molto al di sotto del budget necessario, sono state meticolosamente contabilizzate, come previsto dalla legge vigente per le associazioni senza fini di lucro e dallo stesso Statuto di su Gioja Domine. Un utilizzo dei fondi per scopi estranei ai fini dell’associazione, come da più parti insinuato, è impossibile e del tutto falso. Una volta lanciato il progetto del villaggio monastico, l’atteggiamento della Badessa e delle consorelle, si è progressivamente deteriorato. La frequentazione delle monache ha via via reso evidente l’impronta neocatecumenale della loro formazione, che pretende che i pastori assecondino ogni loro estro senza esercitare la propria apostolica autorità. Questo atteggiamento conduce inevitabilmente ad uno spirito di anarchia, di autoreferenzialità, di indipendenza senza limiti. Alla legittima resistenza agli ordini ingiusti ed agli abusi da parte della Santa Sede dell’Ordinario, non ha corrisposto da parte della badessa un atteggiamento rispettoso nei modi e di soprattutto  obbedienza verso chi ha cercato di esercitare l’autorità nella carità in nome di Cristo.

Dopo aver deciso di destinare il villaggio monastico all’accoglienza delle benedettine di Pienza, abbiamo coinvolto le monache nel progetto, invitandole a visitare i lavori, chiedendo i loro suggerimenti, raccogliendo le loro richieste. A tale scopo abbiamo sottoposto alle loro valutazioni i progetti tecnici, i render, la strutturazione e l’organizzazione degli spazi, la tipologia di materiali da usare, tutto fino ai minimi dettagli, adattati di volta in volta alle esigenze espresse dalle monache. Questa disponibilità da parte di Exsurge Domine non è però stata considerata sufficiente. Di ritorno dal loro periodo di vacanza in montagna lo scorso mese di ottobre, la Badessa iniziò ad insinuare ossessivamente il sospetto di interessi illeciti, accusando Exsurge Domine di voler speculare sul progetto del villaggio monastico, strumentalizzando le monache per altri fini ed accusando i padri della Palanzana di approfittare delle donazioni per rifarsi l’eremo. La Badessa ha preteso di essere coinvolta nei lavori, di potersi indagare sulla destinazione dei fondi, di avere l’elenco dei donatori di Exsurge Domine, di accedere alle mail, giungendo persino ad asserire che l’associazione era stata fondata per le monache di Pienza. Con il passare del tempo è andato componendosi un quadro assai problematico della comunità Pientina. Le monache provengono da una travagliata situazione pregressa.

All’iniziale impostazione di marchio neo catecumenale, si è sovrapposta una totale mancanza di formazione monastica. Queste problematicità hanno indotto le religiose a forgarsi un proprio stile di vita del tutto autonomo e discrezionale, nel quale erano completamente assenti il raccoglimento interiore ed il silenzio, la discrezione, il rispetto della clausura e tutto ciò che costituisce la premessa di uno spirito autenticamente claustrale. A ciò si aggiunga la scassa disponibilità ad intraprendere un percorso di correzione e rifondazione in chiave tradizionale dell’intera comunità, rinunciando a comportamenti e ad abitudini bizzari ormai acquisiti. La riluttanza ad accogliere verità di fede, misconosciute o adulterate dal cammino neo-catecumenale, fino all’incapacità di mantenere relazioni umane stabili e rispettose. A ciò si aggiunga la situazione di grande imbarazzo e disagio per la presenza della madre della Badessa, che non solo vive stabilmente nella comunità, ma è considerata membro della stessa, tanto da trovare posto in corso alla destra della Badessa, ingerendosi nelle questioni di governo strettamente attinenti alle deliberazioni del Consiglio della Badessa. Le pretese da parte della Badessa e delle consorelle, di controllare e di interferire con prepotenza nell’attività dell’associazione e nelle decisioni del suo consiglio direttivo, si sono spinte fino ad aiuto della proposta di un comodato d’uso perpetuo ed a rivendicare per esse la proprietà del villaggio monastico, come se dovesse essere loro garantito per diritto. Il resto del testo su http://www.IL-LATO-PROFONDO-DELLA-NOTIZIA.WEEBLY.COM

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