Totti: polemiche su Repubblica e sfogo sui figli

“Oltre i figli, la famiglia, fra le cose che contano davvero c’è la parola data. Non servono firme, contratti o avvocati. Basta una stretta di mano. Basta guardarsi negli occhi. Certe cose me le hanno insegnate fin da quando ero bambino e io a certe cose credo ancora”.

“Quando hai tredici anni la tua vita scorre in mezzo alla strada. Com’è stata bella la mia infanzia per strada. Mia madre mi urlava: “Hai fatto i compiti?” dalla tromba delle scale e l’eco del mio sì si confondeva sotto i passi della mia corsa. C’era una vera urgenza di vivere e anche, come è ovvio, di fare delle cazzate. Suonavamo i campanelli e scappavamo, tiravamo gavettoni d’acqua agli autisti degli autobus che d’estate viaggiavano con il finestrino aperto, si infuriavano, ma non potevano fermarsi. La differenza tra il mio tempo e l’epoca di mio figlio, oggi, la vedo tutta”.

“Non avevamo niente e ci sembrava di avere tutto. Passavamo le ore a giocare a nascondino, a esultare per una partita a biliardino o a inanellare record al flipper del bar sotto casa. Cercavo le monete in tasca per un gelato da 500 lire e scoprivo di potermi permettere solo i più economici, il Lemonissimo, il Magic Cola o l’Arcobaleno, roba che costava la metà.”

«A mio figlio provo a passargli i princìpi con i quali sono cresciuto e a spiegargli che diventare uno stronzo è semplicissimo. Spero che faccia le sue sciocchezze, ma le faccia con la testa perché se un ragazzo cade, dopo, puoi solo mettere una toppa. Ce ne sono di bravissimi e sono tanti, ma rispetto ai 14enni di oggi noi eravamo degli ingenui, dei veri bambacioni. Tornavi a casa dopo aver dato un bacetto “a stampo” o sulla guancia e ti facevi i film per giorni. Oggi, se ti rendi conto del grado di consapevolezza dei 12enni, ti metti le mani nei capelli, ti spaventi ed è meglio se ti fai il segno della croce. Ragionano proprio diversamente da noi e rispetto alla mia gioventù è più facile perdersi».

-Francesco Totti.

Sulla separazione del calciatore piu’ iconico della Roma, che le ha regalato uno scudetto in tempi di egemonia juventina e milanista, infuriano polemiche incrociate tra il rotocalco “Repubblica” ed il filosofo Diego Fusaro. Alle esternazioni social di uno dei redattori del secondo maggiore giornale italiano di un tempo, volte sulla legittimita’ della fine di una storia da sempre rutilante, di un anelito di normalita’ sotto tutti i punti di vista; il docente universitario e filosofo dai proseliti augusti replica con un intento giornalistico a caldeggiare divorzi ed individualismi da parte della stampa conformista, definendoli nuovi stigma di normalita’.

L’ex cannoniere di Roma e nazionale, vincitore del mondiale 2006, e’ oberato da commenti, attacchi o dichiarazioni di stima in relazione la propria vita privata, nell’oblivione giornalistica sul fronte della sua prole

cui non si e’ mai alluso e tentato di proteggere nel tritacarne mediatico che coinvolge Hillary ed il Capitano. Cio’ viene esecrato da Fusaro che attacca la stampa principale di voler enfatizzare un nuovo tipo di normalita’ relazionale antitetica i principi sacri della religione ed alla normalita’ ortodossa, ma propedeutica le logiche di potere innestate sulla fluidita’ dei rapporti, l’intercambiabilita’, l’egocentrismo; a scapito della stabilita’ famigliare e relazionale.

Foto Imago Economica ©️

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