Si è svolto questa mattina davanti ai cancelli della Lidl vicino Novara un investimento automobilistico doloso, che ha comportato la morte di un sindacalista appartenente alla Cobas, poco sotto i quarant’anni, di origini marocchine, ed in procinto di guidare una manifestazione relativa il settore logistico. Il camionista avrebbe forzato il blocco e trascinato l’investito per una decina di metri, aborteno così la rivolta. Tuttavia il camionista è stato acciuffato dalle forze dell’ordine ed ha acceso i riflettori, su una triplice realtà: lo sfruttamento massivo dei professionisti della logistica, seppure inerenti il lucroso ed esentato da crisi, settore della grande distribuzione; la situazione difficoltosa che vivono, dal punto di vista dell’assetto lavorativo, i dipendenti stranieri, quelli di origine extracomunitaria, alla stessa stregua degli italiani; il sindacato Cobas che pare sia l’unico a scagliarsi frontalmente per gli interessi dei lavoratori con basse mansioni.

Per quanto la Cobas sia stata a suo tempo elusa da Marchionne sul trattamento contrattuale della megafabbrica di Pomigliano, come molti sindacati è stata accusata di tutelare anche i professionisti disonesti, l’ingegner de Rosa, che ha gestito la fabbrica Fca di Pomigliano, gingillo italiano reputato migliore in Europa, ha affermato che all’epoca in cui operava, molteplici operai rubavano i pezzi Fiat e ne veniva aborrito il licenziamento; di sicuro oggi come ieri, la “questione salariale” inficia il sistema industriale e quello del lavoro, rappresentando così il cardine della ripartenza economica. Ovvio che per dipanare il problema degli emolumenti spetta allo stato calmierare i prezzi, le imposte, e rendere agevole investire e lavorare in Italia.

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