Sciopero generale: Fassina contro Draghi

Lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil è una decisione dolorosa, ma comprensibile. Il Governo Draghi interpreta in modo rituale il dialogo sociale, come osserva in modo formalistico il dettato costituzionale nel rapporto con il Parlamento. Su temi fondamentali, dalla sempre più diffusa precarizzazione del lavoro, alle delocalizzazioni, alle pensioni, al Disegno di Legge per la concorrenza e, da ultimo, al caro bollette è immobile, approva provvedimenti inadeguati o fa scelte in contraddizione con gli interessi di lavoratrici e lavoratori.
La decisione di Cgil e Uil è comprensibile. Ma è anche dolorosa perché è un messaggio chiaro al centrosinistra e al M5S: segnala inequivocabilmente la solitudine del lavoro e la profonda insoddisfazione per come abbiamo rappresentato il lavoro e la sua sofferenza nella maggioranza a sostegno del Governo Draghi. Il Presidente del Consiglio dovrebbe tentare di recuperare il rapporto con l’universo del lavoro più in difficoltà e così evitare lo sciopero generale: ad esempio, potrebbe proporre un intervento sostanzioso ed adeguato contro l’impennata delle bollette, un onere insostenibile per milioni di famiglie. Stefano Fassina si sfoga in questi termini con l’esecutivo al potere.

Il dramma della chiusura Whirpool di Napoli invece, sta apparentemente trovando sponda e proseliti nel mondo del lavoro dipendente italiano, in maniera trasversale dal punto di vista territoriale.

I sindacati principali stanno subendo critiche e denigrazioni da parte di giovani e meno giovani che fino a pochi lustri fa li sostenevano. Il settore televisivo e mediatico tradizionale fronteggia una irreversibile crisi di ascolti che si configura con l’emigrazione del pubblico giovanile e quello non ancora anziano, verso vettori d’informazione e produzione artistica e televisiva, informatici e totalmente anticonformisti e polemici con il sistema narrativo classico e promosso costantemente da politica ed inserzionisti.

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