Di Rita Lazzaro

“Ho 13 malattie e mi impediscono di studiare”. Sono queste le parole di Chiara Cumella, la ragazza disabile con 13 malattie rare.
Studia Medicina e dovrà recarsi in America per fare un intervento ma l’università le nega di seguire le lezioni online.
La giovane studia medicina all’Università di Enna, che vanta una partnership con l’Università Dunārea De Jos di Galati.
Chiara, nei prossimi mesi, dovrà affrontare un delicato intervento chirurgico in America ma l’università non le concede di seguire le lezioni a distanza.

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La ragazza siciliana di Caltanissetta frequenta il quinto anno e ha richiesto di seguire lezioni ed esercitazioni in via telematica, per rispondere a un bisogno reversibile legato ad una malattia che al momento la rende immunodepressa e soggetta a frequenti crisi respiratorie, oltre che in attesa di un prossimo intervento chirurgico in America. Una richiesta però negata dall’università. Chiara, nonostante la sua precaria condizione di salute, è costretta a seguire le lezioni e necessita di ausili come un sondino naso-gastrico per la nutrizione artificiale che deve staccare prima di andare a lezione, un catetere vescicale e un catetere venoso centrale finalizzato alla somministrazione di terapie nel corso della giornata, ma che vengono sospese dovendo recarsi all’università.
L’università ha risposto al legale di Chiara che la studentessa dovrà attenersi al regolamento dell’Ateneo e l’oggetto della richiesta non può essere accolto”. “Mi hanno totalmente chiuso le porte in faccia – ha detto Chiara – ai microfoni di Fanpage.
“Mi hanno detto di no senza nessuna motivazione valida”. Nonostante la mia disabilità – continua – ho anche io il diritto allo studio, a sognare e realizzare i miei progetti di vita. Nessuno ci può togliere il diritto allo studio perché dietro ad una persona disabile c’è un essere umano come tutti gli altri. Non mi arrendo perché è talmente forte il desiderio di poter dare quello che io non ho mai avuto”.
“Mi hanno sempre detto di attraversare le corsie dell’ospedale non come medico ma come paziente. Da quando mi sono iscritta in Medicina – racconta – ho iniziato ad avere tantissime ingiustizie. Avevo provato a fare i test in altre università ma il mio compito è stato annullato e non è stato mai corretto. Così mi sono iscritta in questa università e sono andata avanti, nonostante sono stata un po’ denigrata solo perché sto male; ho iniziato questo percorso molto travagliato perché ho avuto i bastoni tra le ruote. Sono arrivata fin qui grazie alla mia volontà ed alla mia forza ma in questo momento non riesco ad andare avanti perché, nel prossimo semestre, non mi hanno concesso di seguire le lezioni a distanza in America”.
Una storia all’insegna dell’ingiustizia, della discriminazione e della disuminità.
Diritto allo studio negato dal numero chiuso, prima, e dalla disabilità, dopo.
A questo punto verrebbe da chiedersi:
1) l’Italia è un Paese per disabili?
A questa e alle prossime domande risponde Daniele Trabucco,docente universitario in Diritto Costituzionale presso Polo universitario “Unidolomiti” di Belluno e presso la Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera)/Centro Studi Superiore Indef. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico.
“L’Italia non è un Paese per disabili. Non sono io a sostenerlo, ma l’Organizzazione delle Nazioni Unite nei suoi periodici rapporti.
L’ordinamento italiano ha dato autorizzazione alla ratifica della Convenzione del 2006 sulle persone con disabilità con legge ordinaria dello Stato 03 marzo 2009, n. 18, ma in buona parte è rimasta inattuata. Fondi scarsi, clima discriminatorio, barriere architettoniche, pensioni di invalidità inadeguate.
La disabilità, purtroppo, continua a risultare una delle cause principali di impoverimento e di marginalità”.2)L’Ue è davvero in funzione dell’inclusività?
“L’Unione Europea è quanto di più lontano ci sia dal concetto di inclusività sia per l’ ideologia che la innerva, ossia il neoliberismo che permea dal di dentro istituzioni e sistemi normativi in nome della credibilità sui mercati, sia per le carenze presenti nella recente Strategia europea delle persone con disabilità 2021-2030.Risulta assente, infatti, lo ha rilevato pure il Comitato economico e sociale europeo (CESE), un riferimento specifico alle donne con disabilità e l’indicazione di misure funzionali a superare le difficoltà connesse”.3) A suo avviso, il numero chiuso è un ostacolo al diritto allo studio o è un criterio meritocratico?
“Nonostante sia la Corte costituzionale, cito a titolo esemplificativo la sentenza n. 302/2013, abbia dichiarato in più occasioni inammissibili le questioni di costituzionalità sul numero chiuso degli Atenei italiani, sia la stessa Corte europea dei diritti umani, con sede a Strasburgo (Francia), si sia pronunciata, con sentenza 02 aprile 2013 (Tarantino ed altri vs Italia), nel senso della non lesività del numero chiuso rispetto al diritto allo studio tutelato dalla CEDU, sono del parere che la misura non sia utile. Innanzitutto, risulta inutile senza una seria programmazione ed, in secondo luogo, non si capisce perché questa valga per alcuni corsi di laurea (ad esempio Medicina) e non per altri (Giurisprudenza).
Inoltre, solo superando l’attuale modello formativo-universitario fortemente diseguale (non tutti possono permettersi i costi per prepararsi ad i test) ed investendo seriamente sulla ricerca e sulla didattica di qualità, possiamo garantire una Università alla portata di tutti e per tutti”.4) A proposito di merito, cosa pensa dei giovani, dei docenti, dei politici che sono scesi in piazza contro il ministero dell’istruzione e del merito perché discriminatorio ma nulla hanno fatto contro il numero chiuso ossia un criterio di selezione che di conseguenza esclude e che quindi dovrebbe esaltare il merito?


“Scendere in piazza contro il merito la trovo una cosa priva di senso. Le scuole di ogni ordine e grado devono basarsi sulla meritocrazia. È necessario, tuttavia, andare oltre, ossia superare tutti gli ostacoli affinchè l’istruzione sia davvero un diritto sociale aperto a tutti senza distinzioni soprattutto in termini di disabilità.
L’eguaglianza sostanziale, di cui al comma 2 dell’art. 3 della Costituzione vigente, indica proprio questo: un preciso impegno, da parte delle persone giuridiche pubbliche costitutive della Repubblica, funzionale a rimuovere ogni barriera ed a favorire sia l’inclusione sociale, sia la parità di condizioni nell’accesso e nello sviluppo del percorso di apprendimento. Il caso di Chiara non è il solo in cui i disabili e le loro famiglie si ritrovano costretti ad affrontare ostacoli semplicemente per l’esercizio di un diritto costituzionalmente riconosciuto come appunto diritto allo studio”.
5)Dove abbiamo sbagliato ma soprattutto continuiamo a sbagliare viste le ripetute ingiustizie subite da chi “osa” versare in una condizione di disabilità?
“L’errore che spesso si compie, consiste nell’identificare una persona disabile come un soggetto in difficoltà che necessita di particolari cure a cui bisogna dare una risposta nel modo più veloce possibile. Puntiamo troppo sul concetto di diversità il quale, però, non ha ragione di esistere se pensiamo che ogni essere umano si connota per vissuti personali, stili di vita, carattere che lo rendono unico e quindi diverso dagli altri. Da qui la necessità di ripensare la disabilità come risorsa e, addirittura, come punto di forza perché permette di misurarsi con i propri limiti e potenzialità al fine di farli fruttare al meglio”. Il governo si è mostrato particolarmente sensibile sul tema dei giovani: dal diritto allo studio, allo sport, dalla lotta alle droghe alla valorizzazione del merito”.
6)Sulla base di ciò, cosa si aspetta dal nuovo esecutivo sia per quanto concerne il diritto allo studio soprattutto per i più fragili?
“Il Governo Meloni sta ragionando troppo sul merito e molto poco sulla disabilità. Il merito è importante ma, portato alle sue estreme conseguenze, corre il rischio di assumere una portata livellatrice delle complessità di cui abbiamo parlato”.

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Merito e disabilità, due aspetti ancora oggi calpestati nel loro valore e nella loro dignità e la storia di Chiara è, purtroppo, una delle tante che confermano questa vergogna sociale. Anche se da Napoli, presso la prestigiosa Federico II sede di Ingegneria, si erge la denuncia di uno studente/imprenditore normodotato bielorusso che tra l’altro e’ laureato in ingegneria nel suo paese natio, che aveva pianificato un triennio da trascorrere nel capoluogo campano per adempiere ad una laurea breve che figura riconosciuta in Europa, teleologica al prosieguo del suo lavoro di imprenditore nel contesto europeo, binariamente a quello russo e bielorusso-infatti la laurea russa non e’ riconosciuta in Europa ai fini delle assunzioni e delle commesse, secondo le ultime normative-. Ebbene E.R. si e’ visto procrastinare le lezioni in aula a causa della pandemia ed ha dovuto organizzare la conseguente rimodulazione in lezioni digitali, soltanto che ad oggi non e’ gli e’ consentito svolgere tutto in collegamento, specialmente le lezioni. Ecco la cagione che lo costringe da due anni ad interrompere lo studio universitario giacche’ ha dovuto principiare dei lavori per eludere la crisi del Covid ed il blocco ad esso correlato, ma non ha piu’ il tempo di recarsi all’universita’, per cui ha dovuto posticipare ulteriormente la laurea e ad oggi che lavora saltuariamente da libero professionista, non sa se riuscira’ piu’ a concludere gli studi.

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