Si stava giocando sul suolo inglese, una guerra giuridica che chiama in causa due plutocrati russi che vecendevolmente si accusano di ladrocini economici pubblici sottoforma di danni privati. È così che per la prima volta si è potuto assistere ad una dichiarazione paradossale dell’imputato nonchè proprietario del Chealsea e di Gazprom, Roman Abramovich. Quest’ultimo dall’alto del suo patrimonio oscillante tra i dieci e venti miliardi di euro, ha parlato per la prima volta in pubblico, affermando in lingua russa su terra inglese, di non sapere cosa vuol dire essere ricchi.

L’altro magnate residente come lui a Londra, gli intimava giuridicamente, di dovergli sei miliardi di euro, per averlo ingannevolmente indotto a vendergli una propria azienda che macina utili da capogiro. Il proprietario della titolata squadra calcistica inglese e della maggiore impresa produttrice di metano russa, rintuzzava gli attacchi con il fatto di aver già pagato due miliardi di euro al suo contendente, nell’ambito di questa operazione. Dunque sul piano manageriale diviene facile e palese risalire al tempo delle privatizzazioni russe volute dall’ex presidente Boris Yeltzin, allorchè capannelli di nullatenenti e prestanomi politici quali Abramovich, hanno accaparrato il pacchetto ambientale che rende grande e temibile l’impero russo.

È solo encomiabile accorgersi della tattica geopolitica di quello che è il paese con la mafia più importante e pericolosa al mondo, ovvero la Russia, che suffraga politiche espansive dal punto di vista economico, in favore di uomini-nazione, quali Roman Abramovich. Stessa mossa attuata dalla Cina che, insieme alla Russia, compra fette industriali strategiche in Europa, come il Chealsea nel caso di Abramovich, solo per penetrare a livello di sistema Paese, un Paese diverso e più importante. Idem è accaduto con la vendita del Milan ai cinesi, i quali sono stati costretti a lasciare la proprietà del più vincente club italiano sul piano europeo, in quanto rei di non voler raggiungere gli obiettivi dichiarati. L’italia del calcio ha fatto bene, in questo caso, a sventare la minaccia economica sul piano calcistico, eppure prendere esempio da queste cangianti politiche neo-comuniste, potrebbe essere vincente anche per l’Italia. Ovvero puntare sul piano statale, nel supporto economico di personaggi di valore, che aprano brecce molteplici in mercati molto importanti e quasi inaccessibili, ma tanto appetitosi. Ed attraverso di essi,rappresentanti del popolo e della Nazione in altri contesti, avvantaggiare gli altri abitanti della nazione di partenza. Come oggi i numeri dimostrano sia giusto fare, giacchè Russia e Cina vivono uno sviluppo complessivo, superiore a livello sia di popolo che di plutocrazia, all’Europa ed agli Stati Uniti di America. 

Lascia il tuo commento
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *