Rublo, oro e Bitcoin

Gli analisti di VEB hanno suggerito di creare un “cripto-rublo d’oro” come nostra risposta al dollaro: “L’introduzione di sanzioni finanziarie contro la Russia solleva la questione di una transizione verso un sistema finanziario e monetario nazionale qualitativamente diverso. La Russia potrebbe emettere una stablecoin sostenuta dall’oro, chiamata provvisoriamente Rublo d’oro, per rivedere l’attuale sistema finanziario per i pagamenti del commercio estero. Gli americani non avranno alcuna possibilità di bloccare le operazioni con il cripto-oro rublo, poiché il tasso di cambio sarà ancorato al tasso dell’oro sul mercato mondiale. La principale differenza rispetto al rublo digitale sarà proprio nel supporto dell’oro, e anche nel fatto che il “rublo d’oro” sarà diretto non verso insediamenti interni, ma verso quelli esterni, anche tra paesi terzi senza la partecipazione della Russia. Intanto il Bitcoin staziona in una irreversibile discesa con il prezzo dimezzato a circa ventimila e rotti dollari. Una moneta digitale, il Bitcoin, stocasticamente decentralizzata ed impossibile da manipolare a meno che non la si possegga in abbondanza al punto da non permettere ad altri investitori e risparmiatori di accumularne. A guidarne il decremento nel prezzo, che da un ventennio cresce mirabilmente dal centesimo di dollaro fino ai cinquatamila di qualche tempo fa, si crede fossero i grandi fondi finanziari e le banche commerciali, che offrono Bitcoin ai propri clienti facoltosi. Ed il cupo presentimento che il conflitto russo-ucraino occulti una guerra valutaria e finanziaria, si corrobora se vengono alluse le roboanti dichiarazioni dal bislacco significato emanate dai banchieri e politici riguardo il Bitcoin: esso infatti da male assoluto e’ stato recentemente definito anche come prodotto stabile, a cui stanno tutti dando la caccia in prospettiva di manipolazione e controllo. Mentre il valore del Bitcoin flette infatti, l’Europa si accinge a lanciare l’euro digitale, binariamente alla Cina che ha gia’ presentato lo Yuan digitale ed alla Fed americana che partecipa con il dollaro digitale. Bitcoin pare non afferire a nessuno di questi conglomerati finanziari centralizzati cui si affaccia perfino la Russia detentrice del Rublo, che sia digitale o meno.

Il panico sul Bitcoin e’ dovuto al fatto che esso sia autoregolamentante, in quanto, pur provenendo probabilmente dalla medesima fucina delle altre monete, criptovalute ed apparati monetari centralizzati, e’ stato programmato per rinanere sempre sulla soglia dei ventitre’ o centoventitre’ milioni, antitetica alla inflazione e deflazione, ed e’ scambiato da chi lo accetta. Premesso che dalle prescrizioni della mera ultima riunione dei finanzieri ed industriali a Davos, la criptovaluta rappresenta il futuro delle monete e della finanza, l’ansia del Bitcoin e’ causata anche dal fatto che viene scambiata attualmente da personaggi criminali e da persone normali, peculiarmente in quella dovizia di paesi dotati di scarsi servizi bancari. Ad ogni modo l’agone tra Bitcoin ed altri tipi di criptovalute, afferenti alle principali monete mondiali, se dovesse essere vinto dal Bitcoin, rappresenterebbe la fine della centralizzazione monetaria e finanziaria del globo. Secondo gli analisti il Bitcoin puo’ vincere unicamente se viene scambiato, acquistato e cambiato, giacche’ e’ possibile acquistare Bitcoin cambiando lo monete tradizionali negli sportelli dedicati-a Napoli uno di essi e’ situato nei paragi di Viale Augusto a Fuorigrotta, rione limitrofo il centro rutilante e sede del prestigioso stadio dedicato a Maradona-. Si possono cambiare anche pochi euro in Bitcoin senza comprarne uno per la “modica” cifra di ventimila e dispari euro. Va rimarcato tuttavia quanto il sistema Defai-finanza decentralizzata- cui si impernia anche il Bitcoin, e’ stato recentemente centralizzato con gli interventi degli agglomerati finanziari ed industriali attivi a Davos cui emerge anche Fca Bank. Tuttavia il calo del prezzo sta spingendo pletore di investitori a vendere Bitcoin, che vengono acquisiti dagli attori economici incentrati su Davos, che in tal guisa potranno controllarlo e manipolarlo.

Altro concetto il Bitcoin legato all’oro, che alla stregua del rublo correlato ad esso, farebbero dipanare critiche e dubbi sul valore effettivo di questa valuta, in quanto ne attribuirebbero valore materiale, che oggi il Bitcoin si vede sprovvisto. Qui rientra l’ultima fattispecie della guerra ucraina che vede la Russia guidare Cina, India, Brasile e paesi satelliti dell’Arabia Saudita, in un agone teso a sostituire i pagamenti in dollari con quelli delle proprie monete, allacciandole alle riserve naturali che posseggono. Viceversa ne’ dollaro ne Bitcoin sono aggrappati a valore materiale effettivo. Cosi’ anche il Bitcoin, a parere di Guido Grossi ex direttore per i mercati finanziari di Bnl, si conferma come un prodotto speculativo comprato esclusivamente per rivenderlo ad un prezzo elevato e guadagnarci a sproposito. L’agone che cosi’ infuria su scala planetaria richiede assolutamente una soluzione ibrida, la quale prescrivera’ per il futuro remoto, una via di mezzo tra Bitcoin e criptvalute centralizzate, tra monete agganciate alle materie prime ed alla reale opulenza, e tra fenomeni speculativi e quelli tesi ad uno sviluppo complessivo. Se si pensa che oggi i pagamenti internazionali da cui scaturiscono sanzioni ma anche manipolazioni, crisi o arricchimenti inauditi, sono fra banche con sistemi immateriali, che pagano un valore di un paese per posizionarlo in una banca anglosassone di cui disporra’ solo codici, ebbene si evince che tali scambi e ricchezze, non giovano il territorio da cui hanno origine, quello in cui si deposita, e rappresentano denaro virtuale di fatto inesistente, bloccabile e rubabile. Ebbene si ha contezza dell’agone carsico tra poli finanziari, in un esercizio di potere cui mancava esclusivamente la Russia, per completare il mosaico di paesi e valute subordinati dal punto di vista finanziario, valutario, bancario, e di conseguenza politico, al dollaro che a sua volta detiene l’euro e tutto l’armamentario occidentale.

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