L’italia è una nazione che deve il proprio sviluppo nonchè l’egemonia individuale, quando esiste, ai fattori ambientali che poggiano sulla vasta presenza di eccellenze artistiche disseminate sul suo territorio. Siccome tuttavia in questi recenti periodi storici l’arte italiana in generale non eccella almeno in visibilità a livello mondiale, un piano manageriale strategico, vitale, lungimirante, sarebbe porre la “mano pubblica” dietro la composizione di tendenze artistiche sopratutto sul piano pittorico, che tornino a dettare le leggi economiche ed estetiche, all’intero mondo sviluppato, sopratutto a quello “emergente” del medioriente arabo-indio-cinese. Questo perchè la linea di sviluppo anche sul versante artistico, tende verso quel settore territoriale che oggi viene surrettiziamente definito inferiore e diverso, oltre che lontano ed appunto “non familiare”.

L’italia, come capofila dell’occidente “neo rinascimentale”, non può accontentarsi semplicemente di rifulgere di luci artistiche oramai arcaiche sul versante figurativo, cinematografico, oppure teatrale oltrechè letterario. Pertanto uno Stato che managerialmente vuole e sappia ricreare l’eccellenza, deve voler altrettanto rischiare di perdere denaro investendo in nuovi artisti, suffragando nuovi fenomeni sublimi , pittorici, sculterei, cinematografici, letterari, radiotelevisivi, che non spezzino le tradizioni storiche artistiche di provenienza, ma al contrario le rielaborino svincolandosi dal “cordone ombelicale” che li lega ai gruppi artistici moderni; giacchè tali agglomerati di arte sono indirizzati e foraggiati da mecenati sovente arricchiti e volgari e non bene eruditi o vincolati alla finanza; lavoro di sostegno pubblico all’arte che va fatto per indurre il contesto mondiale a tornare ad apprezzare il “bello”, per la fortuna dei creativi italiani contemporanei, che devono muoversi in controtendenza per ergere l’Italia nuovamente a baluardo di un rigenerato e nuovo concetto artistico e visivo di “bellezza”, come anticamente era. E fare ciò è vitale tanto più per riaffermare una egemonia tutta occidentale e tornare protagonisti nei nuovi scenari dei paesi emergenti, affamati di arte manifatturiera e bellezza pura. Ma questo è tanto inattuabile quanto inconcepibile senza un massiccio e strategico supporto pubblico.

Anche se il declino italiano e’ iniziato in seguito alla cessione di infrastrutture strategiche come la rete autostradale in mano ai privati, ed alla perdita di sovranita’ monetaria sempre delegata ai privati, investire in arte pittorica o similare senza una moneta credito che e’ pertanto scevra di debiti, appare un azzardo paradossale.

Cosi’ come inconcepibile e’ anche la vendita di quasi tutte le frequenze tv e radio a societa’ per le reti informatiche veloci, che a loro volta si configurano indirettamente come gli oligopolisti del web fautori di censura e elisione del pluralismo giornalistico, politico, scientifico, medico, tecnologico e industriale.

Lascia il tuo commento
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail