Draghi ha replicato, nella discussione al parlamento inerente il Recovery Plan, della riforma del fisco come obiettivo cardinale per il suo esecutivo; in modo da corroborare la ripresa italiana gia’ sostenuta dai fondi europei e garantire maggiore equita’. A proposito del fisco non si comprende bene come si vuole plasmarlo e su cosa, giacche’ l’Italia versa nella condizione di nazione piu’ oppressa dalle tasse in Europa, ma anche con la sanita’ pubblica, le universita’, i centri di ricerca, in grado di figurare ancora ai vertici occidentali per eccellenza e produttivita’. Anche se per decisione europea e’ stata introdotta una patrimoniale sui depositi bancari, causata dal prezzo di 0.50 punti di valore per conto corrente, che le banche italiane devono versare alla banca centrale europea. Cosicche’ ogni correntista italiano comporta un costo anche alto, per il proprio istituto di credito, e per non fallire o ridimensionarsi le banche si apprestano richiedere ai propri clienti, una spesa di conto corrente annuale che dai 18, poi 36 € annui, sta lievitando sopra i 500€. A meno che non si sottoscrivano polizze assicurative e contratti di finanziamento oppure operazioni borsistiche, i cittadini italiani sono sottoposti ad una nuova tassa.

I titoli pubblici italiani ed europei in generale, stanno subendo una modifica contrattuale che li allungheranno dai trenta anni massimali di prima per gli acquisti con scadenza, fino a quaranta e cinquant’anni del futuro venturo e remoto, con cui si intende finanziare i loro acquirenti.

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