Viviamo in una fase storica dove incombono grandi cambiamenti sociali, economici e culturali, binariamente a processi di depauperazione ambientale.

In ogni Costituzione al mondo dovrebbero esser posti dei principi di rispetto umano reciproco, e sopratutto di rispetto umano nei confronti dell’ambiente naturale circostante.

Da un convegno dell’Associazione nazionale alpinisti insieme a persone affette da slerosi multipla, e’ sorto un affiatato gruppo di riflessione che vuole essere volano di crescita immateriale, per cio’ che concerne il potenziamento dello sviluppo umano in piena commistione con le potenzialita’ della natura. Queste ultime interpretate come fonte di equilibrio, pienezza e salute.

Il punto di contatto metaforico tra un alpinista ed un malato di sclerosi multipla infatti, risiede nella presenza dinanzi a se, di una vetta da scalare per trovare un rinnovato benessere, a seconda dei punti di partenza di entrambi: la montagna da scalare e’, per l’alpinista, un concetto tangibile giacche’ le rocce si possono palpare ed e’ neccessario picconarle per poterle scalare; invece l’ammalato di sclerosi multipla soggiace dinanzi ad una montagna figurata, invisibile, e ben piu’ difficile da scalare perche’ il percorso da fare e’ per lo piu’ spirituale, mentale, e quasi per nulla corporale rispetto all’alpinista succitato. Alla fine del percorso di “scalata” tuttavia, entrambi i tipi di “scalatori” saranno soddisfatti e armonizzati con la natura e con se stessi, essendo riusciti a cogliere l’essenza della fatica della vita, che viene nobilitata dalla presenza stessa della natura.

Oggi giorno l’uomo deve essere sensibilizzato maggiormente, sull’importanza della natura per la propria armonia oltre che per la propria vita. Ecco perche’ citare il messaggio che esorta al rispetto dell’ambiente nel Parco Nazionale Gran Paradiso, contenuto appunto nel suo regolamento. Li’ si legge sull’importanza di lasciare intatto il nitore dell’area verde che si visita, analogamente a quanto dovrebbe essere fatto per le citta’ ed i loro parchi pubblici lasciati nell’incuria parziale o totale.

E se poi si viene a conoscenza del fatto che il monte Everest e’ inquinato, e massicciamente, si deve essere colti da un senso di smarrimento a causa di quella perdizione spirituale che sempre meno fa rispettare agli uomini la natura. Essa infatti la si vuole plasmare secondo i propri egoismi economici ed egocentrismi, sottoforma di implacabile “volonta’ di potenza”.

Alla luce di questi dati esiziali, diviene dunque necessario rimettere il benessere spirituale dell’umanita’ al centro dell’azione, allascando un poco le maglie del mero guadagno, ed insistendo sull’importanza della natura come mezzo di stabilizzazione ontologica dell’uomo; come mezzo nobile di ogni buon guadagno, di conoscenza, o semplicemente come risultato nobile di ogni ricerca di qualcosa impossibile da trovare in citta’.

Senza distanziarsi troppo dal fulcro di questo saggio bisogna solo renderlo piu’ utile con un monito essenziale: indebolendo la natura come oggi, l’uomo indebolisce se stesso, fino a correre il pericolo di smarrire il bandolo della matassa di nome “vita”, senza il quale l’estinzione diventa l’unica e piu’ terribile, delle conseguenze. Per cio’ che attiene invece la svolta green del Nuovo Ordine Mondiale, e’ lecito riconvertire tutto in chiave sostenibile, purche’ non siano imprese, privati e cittadini a pagare, per mezzo di tasse aumentate, costi lievitati, guadagni diminuiti, bensi’ lo stato grazie ad una banca centrale che emetta moneta credito anziche’ moneta debito come oggi.

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