E’ iniziata già da un po’ la palingenesi che coinvolge il sistema dello spettacolo e dell’intera fruizione dei contenuti multimediali. Forse sarebbe stato ardito, qualche anno fa, preconizzare che una televisione di Stato, come la Rai, avrebbe presto interagito con i social network e fosse influenzata dalla ingente visibilità di alcuni video caricati su youtube. Al telegiornale, per esempio, vengono sovente trasmesse notizie editate in prima istanza su Twitter, oppure si commenta l’originalità di una ripresa pubblicata poco prima sul piu’ popolare sito di video sharing al mondo.

Chissà se tutti questi nuovi fenomeni, con il cambiamento che hanno provocato nella società, non abbiano contribuito a compromettere irrimediabilmente gli ascolti del Grande Fratello. Quest’ ultimo ultimo anno e’ caratterizzato da una bramosia di controinformazione mai faziosa ma ben approfondita come su adfnews.it. Per l’insieme di questi fattori, non e’ fuori luogo pensare ad uno spostamento ulteriore dell’utenza televisiva e radiofonica verso il web. La Rete che continua ad attirare sempre piu’ persone con i suoi nuovi media ed i diversi modi di fare comunicazione. A tal proposito risulterebbe già un’invenzione sommamente indovinata la “Apple tv”ormai vetusta, che consente di trasmettere sul televisore i contenuti che circolano nel mondo del web.

Sembra, a questo punto, osservando il comportamento dei giovani, che sia già obsoleto il sistema radiotelevisivo tradizionale, con i suoi format di intrattenimento a volte scipiti, con i protagonisti del palcoscenico che sembrano tenere piu’ alla propria immagine che all’importanza della professione e dei contenuti che svolgono. Il giornalismo d’inchiesta appassiona sempre più ed e’ questa la causa principe della perdita di pubblico del Grande Fratello e co.; tuttavia questa tendenza “percuoterà” in modo letale anche gli altri programmi e reality che non affrontano direttamente il bisogno di informazione ed approfondimento. E’ solo una mera questione di tempo il ridimensionamento dei media tradizionali a favore di nuove pratiche post-moderne di fruire spettacolo, con l’esigenza di crearselo da s’è, tale spettacolo. Salvo programmi interessanti come lo show di Fiorello, il quale comunque stanca dopo un po’, la televisione e le sue varie ” marchette”, fondate su un principio fatuo di fare comunicazione, non possono che essere subissate dalle nuove frontiere della tv di approfondimento e dalle potenzialità del web. La Rai si saprà adeguare a tutto questo con l’accettazione di perdere il suo carattere di vitalizio politico?

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