Racket ed antiracket : ancora guai ma scandali

Di Rita Lazzaro

Nell’aprile dell’anno scorso, ci lasciava Franca Decandia, donna coraggio simbolo della lotta all’Antiracket in Italia. La donna era malata e soffriva da tempo ma ha lottato al fianco dei più fragili fino all’ultimo. Tutto questo senza secondi fini, forse perché aveva vissuto sulla sua pelle la violenza che può commettere chi vive di criminalità e parassitismo. Infatti Franca Decandia aveva dato vita a un’ associazione nazionale per le vittime dell’usura, l’Anvu, trasformando così le sevizie e l’orrore subito negli anni ‘90 in forza, coraggio e fame di giustizia. La donna era stata infatti vittima di usura, brutalizzata e violentata dagli sgherri dei sui aguzzini.
Orgogliosamente sarda aveva cinque negozi di abbigliamento in Umbria, ma perso tutto, sola e senza protezioni, in un periodo in cui senza neanche una legge per le vittime di pizzo e la gente aveva come unica via d’uscita ammazzarsi, era diventata un punto di riferimento per chi, come lei, aveva subiti simili ingiustizie. Grazie a lei ed alle sue proteste andò in porto in Italia una legge per difendere le vittime degli usurai.
Tanti scioperi della fame, manifestazioni, battaglie su battaglie, a volte vinte altre perse, ma senza mai demorallizarla, la Franca Decandia. Nel vuoto delle istituzioni e dei media aveva anche raccontato e mostrato come in Italia l’associazionismo antimafia che conta, così come quello antiracket e dell’usura, è in mano a gruppi che fanno altro, i presidenti si dividono stipendi da favola, le associazioni si trasformano in macchine di potere, milionarie, e che legandosi alla politica poi si spartiscono fiumi di denaro. Le vittime restano sole, bersagli di altri approfittatori che costruiscono un business sulle loro disgrazie e sulla burocrazia delirante in cui sono costrette a vivere.
Franca Decandia la cui storia di ingiustizie e coraggio ricorda quella di un’altra eroina Antiracket Emanuela Alaimo, titolare del bar del Bivio: donna simbolo contro l’estorsione, morta nel dicembre 2021.
“La sua storia è quella di una combattente che non si è mai arresa e non ha mai indietreggiato di fronte agli ostacoli e le avversità che ha subito nella sua lunga e tormentata storia di vittima”.
Queste le parole di Luigi Cuomo di Sos Impresa nazionale associazione della quale faceva parte anche Alaimo: Storie di donne diverse ma con lo stesso coraggio, forza e determinazione nel dire “no”.
“No”alla criminalità organizzata!
“No” alle sanguisughe!
“No” all’usura!
Un male, quest’ultimo, ancora tanto , troppo diffuso.
1)Perché non si arresta?Ma soprattutto perchè chi ne è vittima si ritrova abbandonato da chi dovrebbe essere in prima linea nel tutelarlo ossia le istituzioni?
A questa e alle prossime domande risponderà per Adfnews quotidiano nazionale presieduto dalla Onlus antiusura Angeli della finanza” l’avvocato cassazionista Antonino Fiducia.
“Purtroppo, il racket delle estorsioni non si è mai arrestato, anzi sembra che si stia diffondendo sempre di più. Gli sforzi della Polizia e delle altre istituzioni hanno prodotto alcuni risultati, ma non sono sufficienti per affrontare il fenomeno. Uno dei problemi più gravi è che chi è vittima di estorsioni si sente abbandonato da chi dovrebbe difenderlo, ossia le istituzioni; questo ingenera la convinzione alle vittime del Racket di essere soli e vittime due volte, sia della criminalità che dell’indifferenza delle Istituzioni. Il risultato è l’omertà, vera piaga che va risanata con una politica decisa e coesa. È necessario un impegno serio da parte delle forze dell’ordine e del Governo per aiutare coloro che subiscono le minacce e le intimidazioni dei criminali. È importante un piano di intervento mirato per contrastare il problema. Solo unendo le forze, e con il ricordo di Franca Decandia, sarà realmente possibile vincere la lotta contro il racket delle estorsioni”.
Nel 2021 sono stati stanziati oltre 5 milioni di euro contro usura e racket durante l’emergenza Covid. Precisamente quando l’Italia era entrata nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Frutto dell’attività del Comitato di solidarietà per le vittime di estorsione e usura, che, su input del Commissario straordinario Annapaola Porzio, ha intensificato i lavori – con riunioni in videoconferenza- per deliberare elargizioni o mutui a favore delle vittime che hanno fatto domanda di accesso al Fondo nazionale.
«Basta fare il primo passo, denunciare», ricorda il Commissario straordinario antiusura ed antiracket. Una decisione certo non facile, ma le vittime non sono sole: possono contare sulla rete di associazioni e fondazioni che collaborano con il Commissario, pronte a offrire aiuto e sostegno nel percorso di uscita dall’incubo dell’usura.
2) Parole che indubbiamente rincuorano ma se è così perchè persone come Franca Decandia si sono ritrovate a fare scioperi della fame e sbattere i pugni sul tavolo per farsi sentire?
“La figura del Commissario straordinario antiusura e antiracket è importante perché rappresenta un aiuto concreto per le persone che si trovano in situazioni di estrema vulnerabilità. Il suo lavoro è fondamentale per fare in modo che le vittime possano denunciare i loro aguzzini in modo sicuro e senza timore di ritorsioni. Tuttavia, nonostante l’importanza di questa figura, spesso non è sufficiente. Per questo motivo, persone come Franca Decandia si sono ritrovate a fare scioperi della fame e sbattere i pugni sul tavolo per farsi sentire. Il loro impegno è stato fondamentale per far sì che i problemi dell’usura e del racket non venissero più ignorati, ma fossero affrontati con determinazione e serietà.”
3) E’ sufficiente quanto riportato dal Commissario straordinario antiusura e antiracket per sconfiggere questi tumori sociali o serve qualcosa in più?
” Serve qualcosa in più. Il primo passo è importante, ma non può da solo sconfiggere l’usura ed il racket. Sono necessari altri interventi da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine e dei cittadini per garantire che le leggi ed i regolamenti siano applicati e che i responsabili delle infrazioni siano puniti. Inoltre, è necessario un sostegno economico alle vittime, così come una maggiore consapevolezza dei cittadini riguardo a questi problemi.”
4) In che modo, a suo avviso, si può rendere omaggio a donne che hanno dedicato la loro vita per avere un’Italia più giusta? Ma soprattutto quali sono gli errori da non ripetere e commessi principalmente con queste donne coraggio?
” A mio avviso, un modo per rendere omaggio alle donne che hanno dedicato la loro vita per un’Italia più giusta è ricordarle sia a livello personale che nazionale, raccontandone le storie ai nostri figli e nipoti, organizzando eventi che ne ricordino le imprese e rendano loro giustizia. Gli errori da non ripetere sono soprattutto quelli di non dar loro il giusto riconoscimento per il loro lavoro e impegno, di non valorizzarle abbastanza e di non ascoltare le loro opinioni. Inoltre, è importante evitare di relegarle a ruoli secondari e di non considerare le loro richieste di parità e di uguaglianza. Dobbiamo quindi impegnarci a riconoscere il loro contributo e a promuovere l’uguaglianza tra i sessi nella nostra società”.
Valorizzare il ruolo nonché il peso della donna nella società tenendo così vivo il ricordo delle donne che hanno sfidato la criminalità dando vita a modelli di legalità per le future generazioni.

Sono sempre maggiori i gruppi di opinione oppure gli avvocati come Alfonso Luigi Marra

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