Di Pino Aprile

Vigilia dell’Estate e quindi si decide magari dove andare. E lì si scopre l’esotismo casalingo, il Sud. Il Sud è il posto delle vacanze per tanti. Abbiamo avuto dei fenomeni anche di tipo economico per la riscoperta del Sud. Penso a quello che ha significato il boom turistico della Puglia. E quindi cos’è il sud? È il posto bello, è il mare, è la tavola, la gastronomia. Ma L’errore che si può commettere, come dire, è di passare per il sud, di guardarlo ma senza vederlo, senza farsi domande, senza scavare un po’ più nel profondo. Se appena appena lo si fa, si scopre quella che, se volessimo andare a cose difficilotte, analisi junghiane, è la parte mancante di noi stessi. Il sud è la parte amputata, soprattutto per i meridionali, i quali rischiano di essere cinati, persino di viverci, molti vanno via per necessità, e di non sapere del Sud, ovvero di se stessi. Perché? Perché siccome il sud è la parte perdente della storia nazionale, tutto quello che appartiene alla sconfitta si tende a denigrarlo, ad abbandonarlo, a dimenticarlo per non portarsi appresso il peso, l’umiliazione, l’handicap della sconfitta. Noi siamo i meridionali, gli sconfitti della storia d’Italia.

E invece, come in tutta la storia dell’umanità, la parte fertile della nostra storia la storia è la storia dei vinti, perché la vittoria si esaurisce in un urlo di gioia, di trionfo, ma rimane lì. E quindi i vincitori sono normalmente dei conservatori. Solo i vinti sono portati all’innovazione perché sono portati a riflettere sulle condizioni, le ragioni della propria sconfitta e dei modi per venirne fuori. Approfondendo la condizione dei vinti e le terre della sconfitta, si scopre la parte migliore di tutti noi, non solo dei vinti. E questo al sud sta avvenendo, cioè tanti stanno riscoprendo, non solo meridionali, stanno riscoprendo le radici. E questo porta dei veri e propri miracoli di conoscenza o anche di successo economico che non guasta. La storia è pane, la memoria è pane. Pensate per esempio a La vicenda è la sua biografia di Hugo Sergi. Chi è Hugo Sergi? Aveva uno studio legale molto affermato. Viene da una famiglia di coltivatori coltivatori calabresi, coltivatori di bergamotto. Il bergamotto è un agrume che, come sapete, è unico al mondo. Non si sa come sia venuto fuori, probabilmente per un incrocio spontaneo fra agrumi diversi e nonostante tutti i tentativi di riprodurlo nel resto del mondo, negli altri continenti, soprattutto in Africa, non e si è riusciti a riprodurlo come viene fuori in Calabria.

Pensate che l’essenza di bergamotto è una delle più importanti nella profumeria mondiale, cioè l’industria della profumeria, si regge per gran parte su questo. Il papà di Hugo Sergi coltivava il suo bergamotteto di famiglia, la famiglia è molto antica, non si sa quanto, di origine greca, ma di sicuro il loro bergamotteto e la loro fattoria non è più giovane, diciamo, di 4 o 5 secoli, perché il mulino che è annesso al loro possedimento, mulini per caduta d’acqua delle Cascatelle, nella fiumara della Mendolea. La Mendolea è la fiumara madre dei grecanici. I grecanici sono la popolazione calabrese che parla greco. Il greco antico, quello di Omero, quello che in Grecia non si trova più. E ci fu il periodo della crisi del bergamotto per cui Hugo Sergi rimproverava il padre perché gli diceva: Ci rimetti del tuo continuando a coltivare questo bergamotteto. Insomma, ebbe questo attrito con il padre, di cui si pentì molto. Perché? Perché il padre morì di lì a poco e lui si spostò nel possedimento di famiglia, nell’anza della Mendolea, e lui decise di continuare il percorso del padre e prese la gestione. Bene, la storia di Hugo Sergi e di quello che ha fatto con i giovani dei paesi intorno, ma parliamo quasi 40 anni fa, offrendo come possibilità turistica un viaggio a piedi per i paesi dell’interno della Spromonte in cui si parlava greco.

Oggi per fare quel percorso, quel viaggio, Ugo Sergi ha prenotazioni a due anni, tre anni da tutti i continenti. Ma la cosa importante è quale è stata? Che nella conduzione del Bergamo delle analisi fatte da ricercatori hanno rilevato che le foglie del bergamotto esalano un gas che attiva nel nostro cervello la produzione di endorfine, ovvero l’ormone del buon umore, della felicità. Per cui lui mi raccontava: Quindi ho scoperto perché mio padre non voleva andare era drogato. Dice adesso sono drogato anch’io di bergamotto. Sapete per esempio chi è che nel bergamotteto, il suo bergamotteto, perché fa anche il contadino, ritrova l’equilibrio dallo stress del lavoro che fa perché è l’uomo più scortato d’Italia, un condannato a morte dall’Andrangheta, il dottor Nicola Gratteri. Quando percorrete il sud, fatevi domande su quello che vedete. C’è proprio nell’anza della Mendolea, fra i grecanici di Calabria, i quali hanno ancora i loro riti, sono cattolici ma di rito greco, e il loro vescovo, il loro metropolita, è un docente universitario di iconografia numismatica all’Università di Messina ed è uno dei maggiori studiosi dei bronzi di Diace. Ed è anche il vescovo, diciamo così, il metropolita dei greci di Calabria, il professor Daniele Castrizio.

Ma tutto questo lo scoprite se vi fate domande su quello che vi circonda, su quello che vedete. Per cui se capitate sul Pollino, per esempio, un massiccio È incredibile il Pollino, di una ricchezza biologica di panorami, di tutto, di tutto. Pensate sul Pollino, ci sono forme di vita che si ritrovano, alcune al circolo polare e altri all’Equatore, ma convivono sul Pollino. Un fossile vivente, il Pinol roricato, eccoemolo dei dinosauri, lo trovate solo sul Pollino. E poi, in qualche stazione nei Balcani. Ed è un un albero che attecchisce nei luoghi più impervi, ventosi, freddi, che però resiste alle condizioni più impervi, più dure. È millenario, ha una crescita vita lentissima. Quando muore il Pinoloricato, semplicemente te ne accorgi perché perde la corteccia e rimane nudo ed è bianco come il marmo. Quindi da morto, diciamo, il Pinoloricato diventa un monumento marmoreo a se stesso. Il suo legno non brucia e non è attaccabile dai parassiti. Sul Pollino trovate la più grande area di tutte le variazioni possibili delle lingue romanze. E tutte sono in un comune che ha meno di 4.000 abitanti, Vigianello, ma è diviso in poco meno di una quarantina di frazioni e le differenze delle frazioni hanno inflexioni dialettali diverse.

Cioè basta studiare Vigianello e si ha tutto quello che si vuole sulle lingue romanze. Si chiama area l’Ausberg, l’ha scoperto un tedesco. Perché? Perché noi non ci guardavamo intorno. Gli stranieri lo fanno. Tanti dei nostri stanno riscoprendo queste radici, stanno riscoprendo se stessi. Un ragazzo del Gargano, di San Marco in Lamis, studia a Milano, si laurea stupendamente alla Bocconi, comincia la sua carriera di esperto di marketing, muore il padre. Lui torna al paese per la morte del padre e non ha il coraggio di chiudere il forno che conduceva il padre e che era della loro famiglia da generazioni. E lui, per non ferire decide la memoria del padre, lascia Milano la sua carriera, rimane al paese, si mette ozzanale e si mette a fare il pane. Però decide, deve essere il migliore del mondo. E con la mamma e le zie, che sono alte così, la più giovane ha 93 anni, hanno trasformato quel forno in un centro di rilevanza mondiale. Pensate che a cavallo del passaggio fra la primavera e l’estate, fra il 21 e il 23 di giugno, lì sul Gargano, lui ha creato adesso una fondazione che si chiama Grani Futuri, con cui recupera con dei protocolli con i coltivatori, i grani antichi. La cinica battaglia che ha obbligato il parlamento a legiferare notturnamente, lavorando indefessamente fino alle 8 del mattino-sul Federalismo sottoforma di autonomia differenziata; ebbene tale operazione appoggiata anche da esponenti politici e giudiziari meridionali, coadiuvata dalla Lega in perdita irreversibile di consensi, contrassegna il mancato conteggio, accettazione ed elargizione dei Lep, ossia i livelli essenziali di prestazioni nella penisola italiana. Servizi prescritti dalla Costituzione verso ogni landa italiana, prettamente centro-meridionale. La qual cosa nella fattispecie dovrebbe essere assicurata dal blocco centro-settentrionale che auspica una sorta di iniziale secessione fiscale e politica del Bel Paese. Scappando con la cassa erariale piena e senza dare i servizi essenziali al depresso economicamente, centro-sud. Di conseguenza la Lega cerca di concretizzare il progetto annoso di matrice massonica oriunda, di sfaldare l’unita’ nazionale italiana in modo da controllare ed annettere meglio il Nord, lasciando il meridione nello stato di degrado, indigenza e sottosviluppo che lo caratterizzano dai tempi dell’Unita’ deliberata dai medesimi enti alto-massonici anglosassoni.  Rispetto al baratro politico della Lega, afferma Scanzi, questo del Federalismo e’ il contentino del governo Meloni per mantenere l’unita’ nazionale. Ma tutto cio’, anticostituzionale ed illecito, verra’ quasi certamente abrogato dalla consulta dei giudici costituzionali italiani. Continua su http://IL-LATO-PROFONDO-DELLA-NOTIZIA.WEEBLY.COM

Lascia il tuo commento
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail