Nuovo attacco in Libia


Un gruppo di uomini armati, appartenenti alla milizia della Brigata Al-Samoud, ha circondato l’ufficio del primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibah a Tripoli, mentre il presidente del Consiglio presidenziale Mohammed el Menfi ha richiesto l’intervento di una forza militare per proteggere la sua casa. Sia il presidente al Menfi sia i membri del Consiglio sono stati trasferiti in un luogo sicuro, dopo aver ricevuto informazioni sull’intenzione delle milizie armate di assaltare le loro case.
    Secondo media libici e fonti di Al Arabiya, le tensioni a Tripoli sono scoppiate dopo che il Consiglio di presidenza, in qualità di Comandante supremo delle Forze armate, ha deciso di sollevare dal suo incarico il comandante del distretto militare di Tripoli, Abdel Basset Marwan, e di nominare al suo posto il maggiore generale Abdel Qader Mansour. Secondo i media, inoltre, parti della capitale libica sono senza elettricità. Il leader della milizia della Brigata Al-Samoud ha annunciato che “in Libia non ci saranno elezioni presidenziali e chiuderemo tutte le istituzioni statali”.

La Libia sta continuando ad attraversare una fase incandescente, dal punto di vista politico, ecomomico e militare, su cui sempre piu’ opinionisti rimarcano l’estromissione del comparto grande industriale italiano da parte di Francia prioritariamente, e recentemente della Turchia ipersciovinista.

Vige un anomalo silenzio in merito al trattamento libico dei profughi assiepati nei centri/prigionie di rimpatrio, in concomitanza con l’aumento esponenziale delle partenze irregolari verso l’Italia.

Alcuni commentatori dal grande seguito virtuale paventano le operazioni militari attuali in Libia come un espediente per rintuzzare il prezzo crescente della benzina occidentale, per mezzo di nuovi accordi capestro tesi a vendere petrolio e gas verso Italia e contigui, con tariffe ridimensionate ed impedire alle aziende w lo stato di continuare ad annaspare.

Altro occultamento generale deriva, riguardo la Libia, gli emolumenti crescenti dei trafficanti di esseri umani che vi continuano ad operare, binariamente all’operato di Ong internazionali che sono per lo piu’ archiviate, come responsabilita’, tra i fascicoli dei tribunali calabresi e siciliani.

Fenomeno arcano ma svelato da Report di qualche anno fa e forse nuovamente riattivato in questo pantano libico, riguarda il mero furto di petrolio da Libia e contesti di instabilita’ bellica, poi acquistato da intermediari maltesi che lo rivendono in Italia. Non ci sono prove che attestano il fulcro e l’obiettivo delle azioni militari e politiche in corso presso scenari maghrebini, ma e’ palese l’agone commerciale in atto, nel cui ambito i militari non si capisce chi o cosa difendano.

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