Di Rita Lazzaro

Nell’aprile dell’anno scorso si veniva a conoscenza di vicende aberranti successe a Vercelli dove i figli piccoli di uno e due anni e la sorella maggiore di 13 anni venivano frustati e abusati dai genitori.
La ragazzina era costretta a prostituirsi con degli anziani.
L’orrore ha luogo in una famiglia rom.
Violenza sessuale aggravata su minore, sfruttamento della prostituzione minorile e maltrattamenti in famiglia su una 13enne.
I genitori arrestati, con l’accusa di prostituzione minorile, violenza sessuale e abusi nei confronti della figlia 13enne, hanno 39 e 40 anni, entrambi con precedenti per reati contro il patrimonio e la persona. Sono state arrestate anche altre tre persone, un 68enne incensurato e un 67enne con precedenti per reati sessuali, entrambi vercellesi, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip, su richiesta della Procura della Repubblica di Vercelli.
Purtroppo un caso preceduto da altri sempre nell’ambiente di degrado e abbandono che da sempre dilaga nei campi rom. Come l’orripilante episodio avvenuto nel settembre del 2021.
“Mamma mi picchia se non porto soldi”.
Sono queste le parole con cui un bambino rom di 11 anni ha denunciato la madre ai carabinieri di San Basilio che lo hanno ascoltato in audizione protetta e hanno arrestato la donna, una 36enne, senza l’ausilio dei domiciliari. Un racconto ritenuto credibile per i lividi sul corpo riscontrati dai medici del pronto soccorso. Segni recenti e più datati che non hanno lasciato dubbi ai carabinieri di San Basilio che, davanti alla porta della loro caserma, si sono trovati il piccolo: “Mia madre mi mena in testa e dietro la schiena se mi rifiuto di andare a cercare il ferro e il rame in giro per i cassonetti, e se non porto i soldi a casa”.
La donna, di quasi 37 anni, è stata così arrestata per maltrattamenti e lesioni aggravati su minorenne.
Purtroppo il caso dell’undicenne non è il solo. Da ricordare altresì il caso della 13enne incinta.
La madre della ragazza ha ben 11 figli che vivono da nomadi in ripari di fortuna e non sono mai andati a scuola. Infatti la donna aveva definito normale che la figlia avesse avuto rapporti sessuali con un uomo di 36 anni, ed, a proposito di degrado e abbandono in cui si consumano crimini abominevoli come atti sessuali con minori, da ricordare pure l’indagine delle Iene partita nel 2017 da Nadia Toffa e Marco Fubini. Infatti i due giornalisti avevano filmato gli adescamenti e gli incontri sessuali tra minorenni e insospettabili uomini baresi.


Le accuse inerenti suddetti episodi in Puglia erano: atti sessuali con minore, produzione e detenzione di materiale pedopornografico, sfruttamento della prostituzione. A giudizio sono finiti un insegnante privato di musica di 58 anni e un pasticcere 51enne, della provincia di Bari. I due uomini, nel periodo tra il 2010 e il 2017, avrebbero abusato sessualmente di quattro minori, due rumeni e due italiani, offrendo in cambio profumi, sigarette, e scambiandosi una fitta corrispondenza oscena fatta di fotografie pedopornografiche.
Si parla di bambini di 8, 9 e 12 anni pronti a fare sesso. Sui vialoni della zona dello stadio era stato filmato uno spaventoso giro di prostituzione minorile con clienti di almeno 50 anni. Storie diverse ma con stesse vittime e stessi carnefici, in contesti fatti di anarchia derivante dall’abbandono delle istituzioni. Uno squallore che, a sua volta, comporta una situazione di totale decadenza di valori dove le principali vittime sono proprio i più fragili.
1)Perché accade tutto questo in uno stato di diritto con norme sia civili che penali ma principalmente costituzionali, in difesa dei minori?
A questa domanda e alle prossime risponderà l’avv. Gianni Casale.
“Se fosse sufficiente avere buone norme per avere una società senza problemi sarebbe fin troppo facile: purtroppo il problema dei maltrattamenti sui minori nel mondo dei Rom ha una derivazione culturale, dove i minori sono considerati già dalla tenera età come vera e propria forza lavoro anche con costrizioni sessuali, mentre la pedofilia è un cancro non facile da estirpare ed il sistema Stato non ha ancora imboccato la strada per un’efficacia tutela dei più piccoli. Attualmente tutto si basa spesso sul lavoro dei Servizi Sociali sul territorio che molte volte risultano inadeguati nel loro incedere oltre al fatto che, nel sentore comune, non godono certo di confortante fama e poco o nulla viene fatto per cambiare le cose e sul territorio; i fatti che accadono sono quelli che leggiamo in seguito, purtroppo, sui giornali”.
2) Quali provvedimenti è necessario adottare, in primis sotto l’aspetto politico, e cosa fare invece sotto l’aspetto mediatico e di sensibilizzazione?
“L’ho detto più volte. La politica attuale la percepisco molto lontana dai problemi della famiglia e dei minori. Se togliamo attualmente l’impegno per il problema “caro bollette” non ho trovato, anche solo nel recente passato, uno zelo concreto su problemi della famiglia in tema di problematiche sociali e di difesa dei minori. Occorre che la politica “svecchi” il sistema con figure molto più fresche e preparate sul territorio anche mediante strumenti più adeguati seppure, con la nuova riforma nel diritto di famiglia, si è cercato di fare qualcosa di migliore.
Sensibilizzare ? Una volta le persone si interessavano molto di più del vicino della porta accanto. Erano tempi diversi dove le persone comunicavano stringendosi la mano e non con un like sui social. Ora esiste una spersonalizzazione dei rapporti che crea mondi surreali facendo perdere a molti il senso dell’interesse quotidiano dell’”altro”. I minori soffrono di questa situazione perché i grandi sono distratti altrove.”
3) Come e quanto possono intervenire le istituzioni scolastiche in difesa di questi piccoli innocenti?
“La scuola, a mio avviso, è l’ultimo baluardo reale per i minori accerchiati da una società non scevra di pericoli quotidiani e concreti. Trovo utile la creazione di sportelli all’interno degli istituti sostenuti dalla figura della psicologa della scuola; anzi andrebbero sicuramente aumentati. Vedrei di buon occhio la reintroduzione della materia di educazione civile, troppo frettolosamente cancellata dalle materie insegnate, ed aumenterei in momenti d’informazione dei minori anche utilizzando figure formative esterne nel campo della sicurezza e del sociale.


Reintrodurre la figura del poliziotto di quartiere perchè la ritengo un’iniziativa che era nata con principi e convinzioni molto efficaci e con buoni risultati oltre ad aumentare esponenzialmente il senso di sicurezza nelle persone, chiaramente sarebbe un’azione che andrebbe maggiormente sostenuta dallo Stato e non a spot come mi pare sia stata intrapresa a suo tempo”.
Il premier Giorgia Meloni ,nel discorso alla camera, è stato chiaro sulla tutela all’infanzia, considerata tra le priorità del nuovo esecutivo.
Stando così le cose, cosa si aspetta dall’attuale governo per far fronte a questa vergogna umana?
“Francamente non mi aspetto molto. Come sempre accade, i minori rappresentano argomento privilegiato in campagna elettorale o nei primi discorsi di insediamento, manifestando un senso di buona volontà che spesso poi viene delusa.
Se proprio voglio illudermi, preferisco pensare a proposte concrete che prevedono una rivisitazione totale del sistema di monitoraggio sociale che finalmente avvicini i cittadini e non li allontani in quanto disillusi da un immobilismo incomprensibile.
Occorre anche un sistema giustizia rapido ed inesorabile che sappia assicurare pene certe in tempi veloci e che la tutela dei minori spesso non venga parcheggiata in cassetti polverosi. Purtroppo sono testimone di vicende familiari che avrebbero richiesto tempi d’intervento celeri e professionisti qualificati, mentre mi sono dovuto scontrare con lentezza e personale scarsamente preparato.
So di essere molto duro ed impopolare ma sono abituato ad essere drammaticamente schietto”.

Proposte concrete” per uscire da “un immobilismo incomprensibile. Perche’ in effetti lascia abbastanza attoniti andare alla ricerca di ciò che dovrebbe essere ovvio come la tutela efficace ed efficiente dei più piccoli.

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