La salute umana è indissolubilmente intrecciata con quella ambientale, giacchè è stato dimostrato anche quanto sia mentalmente benefico rimanere tre minuti abbracciati al tronco di un albero. Adesso va dichiarato il rischio per il mare Mediterraneo, che oltre ad influenzare gli umori dei talassopatici e quelli dei meteoropatici, può vedersi dimezzare la propria fauna entro la fine del secolo: a causa dell’anidride carbonica e del surriscaldamento terrestre. Sono già a rischio di estinzione tre specie di tartarughe marine, di cui sono decimate le sedi per la deposizione delle uova; il che avviene a causa della cementificazione costiera; inoltre il sesso della tartaruga viene definito dalla temperatura. Ecco il motivo per cui un arenile più caldo fa nascere tartarughe femmine. Siccome poi il livello delle acque sta salendo, l’estinzione diviene sempre più perniciosamente vicina, per le tartarughe; anche a causa dell’eccessiva diminuzione degli esemplari maschi.

Il consumatore medio può incidere significativamente sulle dinamiche ambientali, eppure un altro ruolo di importanza, seppur minima, tale ipotetico consumatore lo può svolgere  mediante la lettura e la personale elaborazione delle informazioni sulla salvaguardia ambientale; infine con l’adozione di comportamenti più attenti nel limitare i consumi dannosi all’ambiente: ovvero il consumo di plastica e materiali inquinanti quali l’anidride carbonica da combustione.

Il tempo gioca sempre il ruolo più determinante e, aver la coscienza in ordine, corrobora perfino il benessere individuale, oltre a quello ambientale collettivo.

Va rimarcato infine, che il cruciale ruolo ecologico ai fini di salvaguardia globale e riassestamento ecologico, attiene alla decentralizzazione delle produzioni di energia e sviluppo vegetale domestici: infatti alla luce dei recenti dati ambientali si evince: l’insufficienza di alberi per dipanare l’anidride carbonica su scala mondiale; la produzione energetica sempre piu’ concentrata in sfere di potere oligopolistico, privatizzato, con tecnologie vetuste ed antipopolari. Gli scienziati riuniti nella Onlus statunitense “Thrivemovement”, spiegano che la domanda crescente di energia causa guerre ed indigenza per il controllo delle riserve energetiche, ma sopratutto le tecniche di produzione energetica comportano un esborso economico crescente che non riduce l’inquinamento e le nequizie su larga scala; dunque la decentralizzazione della produzione energetica con modalita’ pionieristiche di raccolta domestica e vendita dell’energia in eccesso sarebbe un argine alle invasioni militari per scopi energetici, alla degradazione economica e sociale, e si rivelerebbe un bastione contro gli oligopoli antidemocratici ed uno strumento di salvaguardia della natura irreversibile. Nuove politiche domestiche in cui vi fossero obblighi di alberi e piante che annettano l’anidride carbonica in connubio con strumenti tecnologici, si rivelerebbero un volano di sviluppo economico, evoluzione umana e democrazia. Oltre che grattacieli al posto di edilizia che sottrae spazio agli arenili, alle foreste e forme di vita similari, sarebbero la chiave di volta per una equilibrata convivenza ambientale tra uomo e natura, un modo di corroborazione sociale ed economica legato alla vicinanza e alla conseguente installazione di aziende, commerci, servizi ed infrastrutture situati nelle vicinanze delle nuove concentrazioni abitative.

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