Il ministro Georgetti conferma il blocco dei licenziamenti per la spigolosa vicenda del principale sito siderurgico in Europa: la strategica Ilva di Taranto, recentemente acquisita dal banchiere e principale produttore mondiale di ferro, ossia il francese Mittal. E’ stato trovato un accordo tra lo
stato e la proprietà, con cui si posticipa di tredici settimane la cassa integrazione ed i dipendenti,
nonostante il paracadute finanziario statale per addetti ed imprese apertosi con il Covid, sia terminato. Il ministro leghista ha espresso pubblicamente l’obbligo per l’azienda, di ospitare nel venturo consiglio di amministrazione, un referente pubblico designato per il mantenimento e la
vigilanza dei livelli occupazionali, sul piano industriale e gli investimenti atti alla salvaguardia ambientale, della salute, e della produttività aziendale.
Al termine del periodo di cassa integrazione la proprietà privata dell’Ilva, come enfatizzato da Georgetti, sarà tenuta a presentare il programma di rilancio, dimostrare la liquidità con cui operare per l’azienda, in modo aprioristico rispetto ad ulteriore privatizzazione.
Per ciò che concerne la multinazionale pubblica sita a Taranto, le manifestazioni pubbliche, con rivolte e scontri, da parte dei dipendenti e dell’indotto aggregato all’Ilva, hanno guadagnato l’intervento statale a tutela di città, azienda ed operai.
Per la questione della chiusura della Pioneer di Napoli, multinazionale statunitense con due macroimpianti in Italia-Napoli e una realtà settentrionale, la smobilitazione è avvenuta anche se gli utili nel mondo ed in Italia figuravano in aumento. A tal proposito un ex operaio di un’azienda partenopea che lavora in subappalto per Ilva, dichiarava ai microfoni di Adfnews, che in Pioneer vigeva una disparità di trattamento salariale e delle condizioni di lavoro, a parità di mansione e competenza, tra i dipendenti Pioneer del sud e di quelli del nord, tutto a detrimento degli impiegati meridionali.

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