Il gruppo Bilderberg

Daniel Estulin potrebbe essere definito secondo la datata ed inflazionatissima terminologia di giornalista e scritture, eppure egli è un effettivo ex agente del controspionaggio russo. Il famigerato best seller “Club Bieldeberg” porta la sua impronta, quindi è, l’autore da milioni di copie vendute, un autore poco letterario ma tanto artista, anche se la letteratura è in parte un’arte.
Lo scrittore del libro succitato, non solo ha svelato i nomi, cognomi, nazionalità e professione degli appartenenti all’elite più ristretta al mondo, ma ci ha quasi perso la vita, per una contigenza che ha poco a che vedere con il fato. Nell’intervista rilasciata in Italia tuttavia, questo cittadino canadese ma di genitori europei mostra di possedere i geni dell’artista forse, se non altro nel puntualizzare l’importanza fondamentale della cultura e dell’insegnamento classici, in antitesi alla formazione ultratecnica e omogenea che conforma oggi una classe pensante in modo troppo uniforme. Così si arriva all’esistenza di questo gruppo di sole centotrenta persone, chiamato Bieldeberg, che da Europa America e Giappone controlla in maniera asintotica l’andamento del mercato, della finanza e dell’economia mondiale, di conseguenza, il siddetto governo unico mondiale che si scaglia contro ogni forma di democrazia reale, di potere statale in favore del benessere comunitario. Un esempio di ciò Estulin lo fornisce nell’azione congiunta del club, nell’abbassare il prezzo del greggio, a detrimento di Russia prima, e Venezuela adesso, per innescare dinamiche di controllo e depotenziamento geoeconomico e politico globali, se alcune nazioni dissentono dalle politiche globalizzatrici decise a tavolino.

Con la Russia la partita non è stata per ora vinta dalla congrega di persone accomunate da patrimoni strabordanti più che da ideali benefici, tuttavia l’indebolimento della Cina, dell’Italia, della Russia, avviene puntuale non appena le condizioni del mercato vengono modificate per mantenere le redini di quest’invisibile ordine mondiale.
Estulin afferma nel libro, che il petrolio sia già finito pur andando avanti una speculazione finanziaria e produttiva basata su di esso; ed è effetivamente plausibile questa tesi, a causa del fatto che le quantità di petrolio trangugiate giornaliermente sono più che immani. Ma l’obiettivo occulto del club Bieldeberg risiede nel superamento del concetto di stato-nazione, nella spersonalizzazione culturale e religiosa delle persone, di conseguenza nel ripristino di un sistema feudale di potere sottomissivo verso l’indistinta e acritica società manipolata. Le persone presenti nella cricca post massonica più influente e decimata al mondo, sono intrecciate da rapporti professionali e sociali, che sono forieri delle elezioni dei principali esponenti politici e bancari del mondo. Da cui l’autore rimarca il fatto che la politica e le istituzioni come le conosciamo a livello mediatico, sono meri prestanomi di questa elite dominante e non violenta eccetto che dal punto di vista finanziario. Un’ elite, questa, che legifera mediante rappresentanti compiacenti che mettono la faccia al fine di occultare nomi e fisionomia dei veri artefici dell’andamento di questo mondo attualmente in scatafascio.
L’operazione scongiurata di annessione del Canada agli Stati uniti come salvataggio alla irreversibile crisi americana di alcuni anni fa, è stato l’unico contraccolpo dato al Club da parte dei cittadini, che possono rintuzzare questi anacronistici sistemi di potere bieco, unicamente con il supporto dell’informazione. Ecco il motivo per cui leggere e documentarsi sulla realtà in cui siamo immersi, ritorna più che mai ad essere un imperativo categorico, ma solo allorchè si rifugge dalle tradizionali forme mediatiche. Come sempre, infatti, l’alternativa ai drammi, scevra del “sangue” altrui, è sempre esistente, ed è oggi più che mai, il mantra dell’uomo post moderno di valore.

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