L’identita’ digitale e’ una realta’ di fatto ormai annosa, infatti non a sproposito si parla di “capitalismo della sorveglianza” per mezzo di social, telefoni, tv, pc ed ogni sorta di gingilleria elettronica. Oggi esiste una cartella digitale per ogni indviduo, in cui sono registrate tutte le sue attivita’ nella totalita’; conversazioni, acquisti, chat, spostamenti, sono registrati in una macrocartella cloud a disposizione delle autorita’ di polizia, allorche’ si commettano illeciti, ed in generale dellw multinazionali ed aziende che ci profilano per venderci i loro prodotti, dopo aver acquistato i nostri dati.

Con l’intelligenza artificiale e la facile penetrazione informatica in ogni sistema operativo Apple compresa, all’indomani di un omicidio la polizia incrocia i dati telefonici con quelli della localizzazione per comporre il corollario di relazioni, movimenti, azioni ed intenzioni deittico dell’assassinio: in tal modo la risoluzione di ogni caso diviene semplificata.

Premesso che il capitalismo della sorveglianza ha lo scopo apicale del controllo mondiale con la cartella digitale che svela ogni segreto ed ogni illecito, e’ illegale avere cartelle digitali e porte di accesso da parte della fonte di programmazione, ai dispositivi elettronici. Infatti le telecamere ed i microfoni degli smart phone, risultano perennemente attivi e in fase di registrazione, alla stessa stregua dei decoder ed assistenti domestici. Il tracciamento di tutti i dati personali puo’ innestare una dittatura impossibile da dipanare, oltre ad essere illegale, inoltre puo’ decretare la morte sociale di un “dissenziente” con il blocco del suo conto corrente digitalizzato e la cancellazione della sua identita’ per viaggiare. L’unica soluzione quasi utopistica per tale situazione, sarebbe la distruzione del cloud fisico in cui stazionano le identita’ digitali; individualmente tuttavia, si puo’ lasciare il telefono a casa durante le uscite, metterlo nel microonde durante la vita domestica, non mettere like e foto proprie sui social, oppure applicare “like” ad argomenti e pagine talmente variegate, da far confondere l’algoritmo privatizzato di internet, che in tal guisa non puo’ categorizzarci perfettamente.

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