I controllori della crisi

Dal debito alla crisi dei mutui sub prime

Ci fu un momento della storia occidentale in cui fu propangadata l’idea che il libero mercato aumentasse le possibilita’ di arricchimento e potere individuale, che lo stato sociale fosse una necessita’ da perdenti, che lo stato dovesse spendere per i propri cittadini meno di quanto incassasse con le tasse; di conseguenza fu promossa l’idea che investire in prodotti finanziari fosse un modo facile, felice e veloce per moltiplicare o quanto meno aumentare il capitale. Erano questi, i tempi dell’era di Margareth Tatcher, che concise con la penalizzazione della piccola e media industria inglese in favore delle grandi, che divennero globalizzate ed oggi sono multinazionali per lo piu’ possedute da istituti di credito, fondi privati e grandi industrie americane. A quei tempi che risalgono a quarant’anni fa, si innesto’ la globalizzazione accentatrice di potere, le privatizzazioni dei servizi pubblici e dei beni pubblici, ed il forte indebitamento privato e delle imprese medie e piccole, che cosi’ collassarono. In quel periodo si crearono i debiti privati dell’America e dell’Europa settentrionali ma anche le bolle finanziarie in cui si immettevano prodotti spazzatura, senza valore aggiunto, a favore di acquirenti cittadini non economicamente forti, che provocarono dissesti mondiali come la bolla di internet del duemila e la crisi dei mutui sub prime del 2007.

Insomma il controllo di tutta l’economia e la finanza mondiale si accrebbe nella mani dei grandi potentati della bancocrazia commerciale come Chase Manhattan Bank, Lehman Brothers, Soron fund, AteT, Goldman Sachs Bnp Paribas, Deutche Bank. Il potere nelle mani di questi plutocrati passo’ indebitando le piccole e medie imprese che dovevano finanziarsi per andare avanti, e indebitando i cittadini che dovevano pagarsi i principali servizi autonomamente, come la sanità e l’istruzione, e che avevano comprato i prodotti finanziari proposti da quelle stesse banche. Banche commerciali che detenevano le imprese piccole e medie, che controllavano quelle grandi e che detenevano i soldi dei cittadini in seguito alla privatizzazione dei beni statali, delle aziende statali e grazie alla proprieta’ dei prodotti finanziari spazzatura venduti a tutti: molti guadagnarono con tali prodotti finanziari per poi schiantarsi al suolo con perdite allucinanti causate da bolle speculative cui uscivano vincenti solo gli esperti della finanza. Invece i grandi imprenditori guadagnavano a bizzeffe, in modo automatico, finendo per preferire la finanza all’industria, la quale si indebolì’ moltissimo e sfocio’ in crisi come quelle odierne, create ad hoc dai finanzieri e dai proprietari dei fondi di investimenti. Da tali crisi, dalle bolle finanziarie, singoli finanzieri e banchieri guadagnavano da un minimo di dodici miliardi.


Oggi i mali del mondo sono fomentati proprio da questa spirale mefistofelica che vede la finanza dettare le leggi nei parlamenti e nelle industrie. E, siccome i beni pubblici sono privatizzati e le piccole e medie imprese depotenziate o elise, l’intento delle banche commerciali detentrici dell’economia si e’ riversato sull’illogico taglio salariale e la decrescita dei diritti per rilanciare il lavoro; ma senza stipendi dignitosi i consumi ristagnano e la societa’ si deteriora.
Ecco il motivo che asserisce l’indispensabilita’ dell’inflazione, il ritorno alla moneta sovrana in antitesi ad euro e dollaro che sono monete emesse dagli stessi istituti privati di cui prima, che mantengono in stallo l’economia e l’evoluzione umana.

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