L’Italia è un paese giuridicamente “nobile”, mediante la sua alta civilta’ giurisprudenziale, frutto a sua volta di una ipersviluppata tradizione sociale nonchè grande cultura.

Vigono in questo nostro territorio regolato da una dovizia di regole, codici e codicilli, la discrezionalità del magistrato coadiuvata da quella, che è da molti considerata, la Costituzione più bella del mondo.

E’ finito in prescrizione un processo legato alla pedofilia, in territorio torinese, nel quale il compagno è dimostrato avesse maltrattato sessualmente una bambina all’epoca di 7 anni, mentre ora ne ha ventisette: all’epoca furono riscontrati su di ella traumi da abusi financo a malattie sessualmente trasmissibili.

Oggi i giudici si sono mestamente scusati con la vittima, a causa della lungaggine intercorsa tra un giudizio e l’altro di questo processo di “violenza”, e si sono scusati i giudici, anche per l’ingolfamento dei tribunali, oberati da processi crescenti in numero. Così, alla stregua della burocrazia , la succitata dovizia di regole, cavilli e possibilità di coinvolgere nuovi testimoni per le udienze, la giustizia italiana diviene “vergognosa”.

Burocrazia e giustizia sono una tara tutta italiana da imputare alla classe politica, più che a quella giuridica.

Solo semplificando e snellendo ambe due queste componenti amministrativo-sociali e burocratiche, l’Italia che “giudica” potrà velocizzarsi. Inoltre e’ necessario aumentare il numero di giudici al fine di snellire le cause, e binariamente sfoltire il numero di codicilli.

Il problema della discrezionalità del giudice, non andrebbe eliso ma sgonfiato dell’autonomia, favorendo così una discrezionalità sempre ridotta dinanzi alle leggi chiare, cosicchè non venga dismessa questa italiana ” alta civiltà giuridica”, nè si sprofondi nel sistema anglosassone. Quello che tanti svarioni ha prodotto, forte della sua forse “eccessiva” solerzia, che evidentemente comporta un certo grado di superficialità giuridica.

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