Giustizia costosa e lenta

E’ un dato di fatto quel concetto che vede nel denaro la chiave di risoluzione per i problemi: la questione della giustizia italiana, cosi’ apparentemente “statica”, nel proprio incedere lento, esorta ad un dipanamento quanto più celere e duraturo possibile. Diventa a tal punto una priorità manageriale agire in ottica “velocizzazione” processuale, obbligando lo Stato ad un esborso monetario verso le vittime che reclamano nelle aule giudiziarie, procedimenti solerti.
Sebbene la macchina giudiziaria debba legittimamente tutelare le pletore di avvocati sempre più in difficoltà economiche, ed altresì debba potenziare e tutelare la propria “nobiltà”, i processi vanno velocizzati con un rimedio prioritario: pagare le vittime di processo finchè non venga esso concluso, salvo mantenere una concreta possibilità di ripagare le eventuali vittime di refusi. Insomma durante una inevitabile fase di riorganizzazione dell’intera macchina del diritto, i soldi dei contribuenti dovrebbero entrare nei tribunali, per sostenere vittime ed avvocatura, affinchè il tutto diventi veloce, semplificato e paradossalmente piacevole.

È infatti sovente taciuto il problema che vede la maggior parte delle persone esimersi dal denunciare, a causa dei tempi dilatati e dei costi processuali. Mettere al centro dunque, il benessere delle classi disagiate in prospettiva di un riavvicinamento sociale verso la giustizia, diventa cruciale. Magari la realizzazione di questo proposito prevede una recisione degli emolumenti o dei vantaggi degli avvocati, ma dovuta solo al fatto che quest’ultimi sarebbero economicamente “bilanciati”, dalla possibilità di nuovi processi…

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