Giancarlo Siani l’articolo che decretò la sua condanna a morte

Questo l’articolo che sancì la condanna a morte del giovane giornalista Giancarlo Siani.

A Giancarlo non era sfuggito che l’arresto di Valentino Gionta, capoclan di Torre Annunziata, era stato favorito dal clan Nuvoletta (Clan alleato dei Gionta ma probabilmente anche l’unica famiglia non siciliana a sedere nella cupola accanto ai Corleonesi di Riina) quest’ultimo in accordo con il rivale clan dei Bardellino. Quello era un frangente delicato in cui la Nuova famiglia, che senza Raffaele Cutolo era stata costretta a riorganizzarsi, fronteggiava la nuova camorra organizzata. Si cercava di fare ordine, ordine che si era tramutato in una scissione: da una parte gli Alfieri-Galasso-Bardellino e dall’altra i Gionta-Nuvoletta-D’Alessandro. Era in corso una guerra sanguinaria con omicidi all’ordine del giorno.

l’arresto di Valentino Gionta avvenne nei pressi della tenuta, ritenuta il regno dei Nuvoletta, a Poggio Vallesano a Marano di Napoli, tutto ciò non si sarebbe potuto verificare senza un diretto intervento dei Nuvoletta; dunque costoro avevano venduto un loro uomo ai rivali. Una conclusione pericolosa quella di Siani che non beneficiò dell’omertà, il suo pensiero si tramutò in queste righe che vedete foto riprodotte che, con ogni probabilità, lo condannarono a morte. Un duro colpo che comprometteva la reputazione dei Nuvoletta a Napoli e non poteva passare inosservato. Occorreva punire il giovane Siani. Fino ad allora la camorra non aveva mai ucciso un giornalista, Cosa Nostra si. L’ordine con molta probabilità parti proprio da li.

L’impulso deciso alle indagini fu dato dal Dott. D’alterio (DDA di Napoli) era il 1993 grazie alle rivelazioni di Salvatore Migliorino e di Gabriele Donnarumma, pentiti del clan Gionta, al processo e alla condanna nel 1993 di Lorenzo e Angelo Nuvoletta e Luigi Braccanti, in qualità di mandanti, e di Ciro Cappuccio e Armando Del Core, quali esecutori.

Valentino Gionta, secondo le rivelazione dei pentiti non condivise per nulla l’idea di uccidere Siani, alla fine fu costretto a cedere per mantenere gli equilibri criminali, lui fu assolto per questo omicidio e invece condannato in via definitiva per l’omicidio del suo braccio destro, Eduardo Di Ronza ed Gaetano Iacolare

Nel 2014 un libro-inchiesta del giornalista napoletano Roberto Paolo ha sollevato dubbi sui reali esecutori dell’omicidio e ha indicato i nomi di altri mandanti ed esecutori. Sulla base di queste rivelazioni, l’allora coordinatore della Direzione antimafia della Procura di Napoli, Giovanni Melillo, ha riaperto le indagini sull’omicidio Siani: il fascicolo è affidato ai sostituti procuratori Enrica Parascandolo e Henry John Woodcock.

Di seguito l’ Articolo pubblicato da “Il Mattino” del 10 giugno 1985; che decretò la sua condanna a morte:

Potrebbe cambiare la geografia della camorra dopo l’arresto del super latitante Valentino Gionta. Già da tempo, negli ambienti della mala organizzata e nello stesso clan dei Valentini di Torre Annunziata si temeva che il boss venisse «scaricato», ucciso o arrestato.

Il boss della Nuova famiglia che era riuscito a creare un vero e proprio impero della camorra nell’area vesuviana, è stato trasferito al carcere di Poggioreale subito dopo la cattura a Marano l’altro pomeriggio. Verrà interrogato da più magistrati in relazione ai diversi ordini e mandati di cattura che ha accumulato in questi anni. I maggiori interrogativi dovranno essere chiariti, però, dal giudice Guglielmo Palmeri, che si sta occupando dei retroscena della strage di Sant’Alessandro.

Dopo il 26 agosto dell’anno scorso il boss di Torre Annunziata era diventato un personaggio scomodo. La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di «Nuova famiglia», i Bardellino. I carabinieri erano da tempo sulle tracce del super latitante che proprio nella zona di Marano, area d’influenza dei Nuvoletta, aveva creduto di trovare rifugio. Ma il boss di Torre Annunziata, negli ultimi anni, aveva voluto «strafare».

La sua ascesa tra il 1981 e il 1982: gli anni della lotta con la «Nuova camorra organizzata» di Raffaele Cutolo. L’11 settembre 1981 a Torre Annunziata vengono eliminati gli ultimi due capizona di Cutolo nell’area vesuviana, Salvatore Montella e Carlo Umberto Cirillo. Da boss indiscusso del contrabbando di sigarette (un affare di miliardi e con la possibilità di avere a disposizione un elevato numero di gregari) Gionta riesce a conquistare il controllo del mercato ittico.

Con una cooperativa, la Do. Gi. pesca (figura la moglie Gemma Donnarumma), mette le mani su interessi di miliardi. È la prima pietra della vera e propria holding che riuscirà a ingrandire negli anni successivi. Come «ambulante ittico», con questa qualifica è iscritto alla Camera di Commercio dal ‘68, fa diversi viaggi in Sicilia dove stabilisce contatti con la mafia. Per chi può disporre di alcune navi per il contrabbando di sigarette (una viene sequestrata a giugno al largo della Grecia, un’altra nelle acque di Capri) non è difficile controllare anche il mercato della droga.

È proprio il traffico dell’eroina uno degli elementi di conflitto con gli altri clan in particolare con gli uomini di Bardellino che a Torre Annunziata avevano conquistato una fetta del mercato. I due ultimatum lanciati da Gionta (il secondo scadeva proprio il 26 agosto) sono alcuni dei motivi che hanno scatenato la strage. Ma il clan dei Valentini tenta di allargarsi anche in altre zone. Il 20 maggio a Torre Annunziata viene ucciso Leopoldo Del Gaudio, boss di Ponte Persica, controllava il mercato dei fiori di Pompei. A luglio Gionta acquista camion e attrezzature per rimettere in piedi anche il mercato della carne. Un settore controllato dal clan degli Alfieri di Boscoreale, legato a Bardellino.

Troppi elementi di contrasto con i rivali che decidono di coalizzarsi per stroncare definitivamente il boss di Torre Annunziata. E tra i 54 mandati di cattura emessi dal Tribunale di Napoli il 3 novembre dell’anno scorso ci sono anche i nomi di Carmine Alfieri e Antonio Bardellino. Con la strage l’attacco è decisivo e mirato a distruggere l’intero clan. Torre Annunziata diventa una zona che scotta. Gionta Valentino un personaggio scomodo anche per gli stessi alleati. Un’ipotesi sulla quale stanno indagando gli inquirenti e che potrebbe segnare una svolta anche nelle alleanze della «Nuova famiglia». Un accordo tra Bardellino e Nuvoletta avrebbe avuto come prezzo proprio l’eliminazione del boss di Torre Annunziata e una nuova distribuzione dei grossi interessi economici dell’area vesuviana. Con la cattura di Valentino Gionta salgono a ventotto i presunti camorristi del clan arrestati da carabinieri e polizia dopo la strage.

Ancora latitanti il fratello del boss, Ernesto Gionta, e il suocero, Pasquale Donnarumma.

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