Export: Italia supera la Francia

Di Francesco Paolo Tondo

RECORD ASSOLUTO DELL’EXPORT ITALIANO
Il lavoro incredibile portato avanti dal nostro Luigi Di Maio è testimoniato da numeri mai visiti prima in tema di esportazioni: 423 miliardi nei primi dieci mesi del 2021, una cifra che non solo supera quella raggiunta nel 2020 ma anche il record del 2019.
Grazie al “Patto per l’export”, fortemente voluto dal nostro ministro degli Esteri, stiamo superando Germania e Francia e proiettando il nostro Paese verso l’obiettivo dei 500 miliardi.
Livelli così alti dell’export supportano i nostri imprenditori sui mercati esteri, favoriscono le assunzioni e incrementano le vendite del nostro Made in Italy.
Un circolo virtuoso che dobbiamo continuare ad incoraggiare ed alimentare per portare e valorizzare le nostre eccellenze in tutto il mondo.
Avanti così diventa facile investire nel Bel Paese da parte dello stato. Infatti con un gettito fiscale incrementato da maggiori vendite-momentaneamente estere- si sblocca liquidita’ per aumentare i servizi pubblici come gli asili nido, la rete ferroviaria nel sud, il pagamento dei fornitori endogeni, il sostegno alle piccole e medie imprese, binariamente alle grandi industrie pubbliche e private. Con tali risultati di vendita diviene possibile estendere i benefici economici verso disoccupati, sottoccupati e lavoratori dipendenti. E relativamente le partite iva con incassi pubblici da aumento degli scambi con l’estero recidere le tasse, implementare gli investimenti ed annichilire i nocumenti da debito pubblico diviene fattibile.

Resta a proposito del commercio, la tara connessa con l’inflazione causata dall’insufficienza di scambi commerciali, a livello globale, per fronteggiare l’esigenza di servizi pubblici, emolumenti, pensioni e salari, per cui la Fed e la Bce stanno pompando il mercato con una stampa indefessa di moneta, teleologica ad impedire un collasso industriale, commerciale, finanziario e sociale che eliderebbe il capitalismo come lo conosciamo. Diviene pertanto vitale frenare l’inflazione con la mera abrogazione della legge Dini del 1995 che blocca l’adeguamento salariale e pensionistico all’inflazione, in modo da ravvivare repentinamente il mercato interno. Infine dotare le imprese piccole e medie di condizioni creditorie garantite dallo stato, invogliare i correntisti nazionali ad investire nei btp fino ad esaurimento domanda, darebbe adito all’Italia di smantellare disoccupazione precariato, debito pubblico medesimo, in pochissimi anni.

E’ stato dimostrato che gli anni in cui il debito italiano veniva venduto con interessi alti che aumentavano l’inflazione, sebbene del 35% superiore ad oggi, non configurava pericoli di bancarotta come oggi si paventa, ma soprattutto assicurava maggiore capacita’ di acquisto degli

italiani con conti correnti pingui e settore industriale e commerciali performanti. Ma soprattutto Alberto Micalizzi rimarca, a proposito dell’inflazione di tre decenni fa, la compravendita di btp ad interesse medio-alto e garanzia pubblica su imprese e debito, che l’Italia non dipendeva come oggi dal mercato estero, seppure la bilancia commerciale andasse meglio di oggi. 

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