Evasione fiscale e imposte crescenti: cause e realtà inopinate

Le gabelle degli italiani, sotto tutti i punti di vista e le voci di specifica, sono superiori al fabbisogno pubblico, superiori alla spesa pubblica, e destinate a multinazionali finanziarie e bancarie: il dramma dell’imposizione fiscale crescente, affibbiata all’Italia, si declina sul gonfiaggio del costo minutissimo dell’energia e dei carburanti, teleoligico al pagamento di danni di guerra e spese analoghe. Pagamenti effettuati ad enti nazionali e forestieri tra loro incrociati, che controllano emissione monetaria, prezzi delle materie prime, infrastrutture cardinali e multinazionali.
A pagare dazio a questo connubio di operatori economici, finanziari e grand’industriali, sono la classe media, i lavoratori e gli imprenditori italiani, oberati da crisi permanenti, decrescita economica e concorrenza sleale della Cina e paesi similari. Lo stallo economico italiano si traduce in cesura del pil, degli occupati, svendite delle grandi aziende abbandonate da sostegni statali efficaci, non solo monetari.


Le tasse pagate dagli italiani ne scarnificano l’ossatura economica collettiva, a detrimento delle imprese rimaste e della classe media sempre piu’ offuscata e inficiata da misure economico-politico letali.
La tasse sequipedali degli italiani, tra l’altro le piu’ alte in Europa, comportano l’assoluta necessita’ di incarcerare o punire con la morte i felloni che ne hanno sfrisato la Costituzione, l’esigenza di emettere moneta reimpossessandosi della banca centrale, e l’imminenza di introdurre statonote per eludere il gioco della grande finanza e grand’industria privatistica sanguisughe degli italiani.
I debiti pubblici debbono non essere del tutto pagati, e non in un arco di tempo superiore a 30 anni, alla stessa stregua di cio’ che caratterizzava le societa’ antiche, dalla Mesopotamia. Dunque le banche private urgono di ridimensionamento e rimodulazione in favore di soggetti finanziari, sopratutto statali, e categoricamente italiani.

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