Draghi,banche e norme antinazionalizzazione

Il presidente del Consiglio per l’Italia, Mario Draghi, risulta bersagliato dalle invettive della stampa alternativa e degli intellettuali disallineati come Diego Fusaro ed il professor nonche’ psichiatra Meluzzi, i quali sui social riscontrano un successo crescente e proseliti elevati. Se da un lato, tuttavia, l’ex ministro Paolo Savona da Twitter caldeggia reiterate misure di contenimento a costo zero del debito pubblico, dall’altro Mario Draghi raccoglie consensi per mezzo del terrore da parte di imprese e politica, di tagli agli investimenti oriundi ed acquisto titoli pubblici da parte di Bce. Insomma tra embarghi ipotetici e collasso finanziario causato dall’impossibilita’ di pagare investimenti, pensioni, servizi e salari, il banchiere ex Goldman Sachs Draghi gode di fiducia illimitata. Infatti con le norme attuali la bce acquistando titoli pubblici italiani ne consente il buon andamento. Titoli gravati di debito dopo l’accettazione dei 5 stelle al Recovery Plan sganciato dalle preferenze della Lega.

Mentre i cinque stelle hanno ottenuto la rinazionalizzazione di Autostrade per l’Italia e teorici economici leghisti esortano al rilancio del btp Italia illimitato in antitesi ai titoli destinati prioritariamente alle banche commerciali, si vocifera sull’aumento del 40% delle bollette teleologico al sostentamento delle imprese italiane.

Adfnews si esime dal far politica o proselitismo finanziario per cui, barcamenandosi tra gli utopistici intenti di nazionalizzazione bancaria promanati da Fusaro e l’auspicio di Draghi e Lega di condividere i debiti a livello europeo, tuttavia introdurre una norma finanziaria ineludibile per le banche d’affari, potrebbe evitare propositi nazionalistici ed aggravi fiscali o nuovi fallimento bancari: ovvero risulterebbe salvifico prescrivere alle banche tutte, investimenti di almeno il 60% degli introiti con la finanza, all’interno dell’Italia in cui stazionano. Binariamente dotare le regioni di un sistema capillare e diversificato di banche di credito cooperativo garantite dallo stato, figurerebbe la principale e piu’ proficua manovra finanziaria dell’Italia post assemblamento europeo

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