“Disoccupazione zero”


L’affermazione secondo cui la finanza ci salverà non è foriera di alcuna provocazione nè risulta un ossimoro strampalato rispetto alla grottesca situazione geoeconomica vigente. Ma nulla è più vero quanto il concetto che vede nella finanza e nella sua recondita faciltà di creare denare dal nulla, il volano per una ripresa economica al tempo di esigenze legate alla decrescita felice, alla scarsità di denaro a livello famigliare, ed alla salvaguardia ambientale mondiale. Ancora una volta la chiave di volta per nebulazzare la disoccupazione imposta dai trattati per il dieci per cento negli stati nazionali, alloggia nella finanza regolamentata.
Regolamentare la finanza con criteri manageriali di rilievo significa rendere i privati comproprietari della propria economia locale mediante norme adeguate, che consentano loro di comprare titoli di stato garantiti e con rendimenti alti. Quei rendimenti non superiori agli attuali, che hanno un pubto e mezzo percentuale di netto, i quali vengono incassati dalle banche d’affari e innescano processi arcinoti di speculazione financo mondiale. Perchè in tal modo si eluderebbe, scongiurandolo, il rischio di siddetto “bail in”. Ossia la procedura di prelievi forzati sui conti correnti italiani e mondiali, per ripianare i debiti statali, oramai impagabili. Ecco allora, tradotto in numeri, che basterebbe far confluire in investimenti nazionali, ad esempio in Italia, meno della metà di quella ricchezza finanziaria italiana che giace nei forzieri delle banche speculative e per foraggiare causano guerre e fenomeni analoghi; cos’ dei quattromilatrecento miliardi di euro improduttivi degli italiani, basterebbe investirne nell’economia reale settecento mediante acquisti ben retribuiti di titoli di stato, e la disoccupazione con annessa povertà si azzererebbero, in Italia. Analoghi discorsi valgono per le altre nazioni, più o meno facoltose della malmenata Italia. Una semplice regola finanziaria salverebbe il mondo, pur lasciando le dinamiche produttivi nel medesimo stato odierno, se solo un management disinteressato estromettesse la finanza speculativa dal resto dell’economia, recuperando una fittizia ed informale sovranità, non nazionale, bensì popolare.

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