Disabilità normodotati

Il benessere delle persone comuni passa oggi, attraverso la comprensione delle effettive problematiche che assediano le persone disabili, o peggio quelle invalide.
La compenetrazione dei normodotati, ovvero della maggioranza dei popoli, nei corpi, stati d’animo, menti dei disabili, servirebbe a ridargli slancio, ai normodotati, relativizzando quelli che per i normodotati, sono percepiti come problemi. Ebbene le tossine che il mero movimento sprigiona per coloro che possono muoversi abilmente, sono di per sè un volano di benessere insospettabile per chi invece, si sente asserragliato da muri di incomprensione, ostilità, indigenza e difficoltà. Di queste tossine i disabili non dispongono a causa della propria immobilità o ipomobilità, a seconda dei casi. Ciò nonostante pletore di disabili sono felici o sereni mediante un’opera inconscia di distacco dalle problematiche meno gravi, e a volte anche più gravi.
Il distacco coincide con la relativizzazione dei problemi irreali, e la focalizzazione, operata dai disabili felici o da quelli sereni, sui temi essenziali, vitali, importanti, che esulano dalla fatuità, dalla cristallizzazione sull’inessenziale come il successo, il potere, la potenza virile intese come lo scambio frequente di donne, o i litigi e le esecrazioni con gli altri, e degli altri.
Invece nell’albo delle persone senza problemi fisici o mentali, le barriere sono erte dalla propria mente, in base a percezioni surrettizie del fatuo, inteso come vitale; il che è solo uno scherzo della mente da parte di cervelli che non devono fronteggiare difficoltà iperboliche. Eppure quando un normodotato sente un malessere, un dispiacere, basta che esca e corra e si distacchi dunque fisicamente da esso, per sentirsi meglio. Una sensazione di benessere, questa, dettata dal rilascio di tossine che scaturisce da un corpo in attività, il che indirettamente e senza accorgersene i normodotati, dona relativo benessere, e serenità. Ecco dunque che la compenetrazione anche parziale nelle dinamiche endogene ai disabili, può ridare slancio ai normodotati, rinvigoriti dalla loro possibilità di secernere endorfine con il movimento, e relativizzare i problemi, alla stregua di come fanno i disabili, capendo che i disabili felici sanno che la vita in sè, è fonte di serenità e benessere in quanto vita, anche in assenza di endorfine. Il che va interiorizzato da parte dei normodotati, i quali in aggiunta alle endorfine, possono disporre di questo parziale relativismo dei problemi, focalizzando mente e morale, attorno ai fulcri della vita, che non rispecchiano le fatuità, le inezie percepite come problemi, da chi effettivamente, non ha problemi.

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