Credit Crunch: Italia in pericolo

E’ in fase di composizione finale un manipolo di tecnici governativi delegati al razionamento energetico per abitazioni ed imprese a causa della presenza, per l’Italia, di solo la meta’ delle riserve petrolifere e di gas necessarie al funzionamento generale. Cio’ un lascito della cesura dei rifornimenti russi di materie prime, derivante dal conflitto ucraino. L’Italia sta predisponendo anche la riapertura di due ingenti centrali a carbone di cui una situata a Brindisi. Insomma come parte attiva nel conflitto antirusso, l’Italia si prepara ad un razionamento che coinvolgera’ tutti i beni primari. E la matrice di questo pantano risulta un’inflazione spropositata ed irreversibile cui si attribuisce la responsabilita’ alla guerra ucraina; invece a detta dell’economista e fiscalista Francesco Carrino, tale inflazione e’ imputabile solo ad una stampa indefessa ed esiziale di denaro Fiat, ossia non agganciato a beni materiali, gravato di debiti per famiglie ed imprese, ma vitale per suffragare il sistema speculativo che indirizza la societa’. Va rimarcato quanto in Italia, a detta di un perito del settore, i veti incrociati di matrice politica abbiamo fermato in modo controproducente gli impianti pugliesi e non solo di quella porzione di Italia, dediti all’estrazione di gas naturale di cui il Bel Paese figura ricolmo, alla stregua di petrolio al di sotto del livello marittimo presso la Basilicata. Le concessioni per l’estrazione di carburante da questo sito piu’ importante d’Europa, sono state affidate ad una societa’ britannica che paga, direttamente od indirettamente, commissioni scandalosamente basse alla Lucania.

Alla luce di anamnesi, inchieste e provvedimenti politici, la cerchia di persone che ha caldeggiato ed ottenuto la chiusura degli impianti di estrazione di gas , non ha binariamente concretizzato anche un piano efficace di produzione di energia e carburanti che faccia effettivamente affrancare l’Italia dal fabbisogno energetico rispetto la Russia, il nord Africa e l’Arabia Saudita. Ma in relazione ai prezzi dei carburanti e’ stato dedotto che senza la dovizia di accise-tra cui quelle ancora annesse operazioni belliche novecentesche, pagamento dei ferrovieri e similari-ebbene glissando tutte le accise di tale tipologia, la benzina costerebbe meno di un euro al litro. Il governo ad ogni modo sta provvedendo fattivamente ad uno sgravio sul prezzo finale dei carburanti, di alcuni centesimi non sufficienti a riallineare i prezzi di diesel e benzina al periodo antecedente o contemporaneo il Covid. L’inflazione che attanaglia l’Italia, se accostata ai criteri di calcolo passati, si aggira intorno al 70% ed attualmente l’aggravio di spesa per i consumi complessivi che coinvolge ogni singola famiglia, sfiora i 2500/3000€ annui.

L’Italia comunque, a detta di una dovizia di esperti in materia economica, continua a vivere sotto la “tagliola” dell’avanzo primario, ovvero lo stato spende per i cittadini meno di quanto incassa con il gettito fiscale, ed al meridione la spesa pro-capite che coinvolge ogni residente, e’ nettamente inferiore al nord, ad onta delle prescrizioni costituzionali. Le bollette allegate i consumi domestici di energia appaiono calmierate con l’impiego di nuovo macroprestiti con cui Draghi garantisce totalmente anteponendo l’Italia nelle proprie potenzialita’ e fondamentali complessivi: quindi con un’operazione finanziaria ancora piu’ stringente della precedente denominata “Salva Italia” con cui e’ stata suffragata Fca. Ad ogni modo molteplici imprese medio-piccole e medio-grandi afferenti il comparto produttivo del Triveneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, stanno personalmente trattando i propri rifornimenti energetici con enti russi. Il Ministro degli esteri di Maio, sotto l’occhio del ciclone negli ultimi giorni, si sta recando reiteratamente in paesi maghrebini e mediorientali per assicurarsi fonti di approvvigionamento alternative. In Italia e’ preconizzata una razionalizzazione persino di acqua e riscaldamento durante la stagione invernale ventura.

In questa fase congiunturale le imprese italiane sono infierite dal Credit Crunch, ossia la recisione dei prestiti e finanziamenti da parte delle banche, gia’ oberate da difficolta’, fallimenti industriali, contrazione delle compravendite di materie prime e problemi affini. In tal guisa per le imprese pagare le tasse, assumere, aumentare la produzione e cosi’ limitare l’inflazione, diviene impossibile, in una spirale distruttiva che puo’ far implodere il paese. La introduzione di veicoli elettrici e tecnologia estrattiva ad essi connessa, e’ appannaggio della Cina alla stessa stregua dei minerali adottati per i chip e le batterie elettriche. In questa fase molti investitori stanno adottando Bitcoin e l’acquisto di appezzamenti di terra utili all’autoproduzione in caso di disordini civili e scarsita’ energetica, alimentare nonche’ iperinflazione.

Le banche afferenti Bce con i propri fondi d’investimento hanno lanciato il monito all’Italia, asserendo che il suo ingente debito pubblico e’ sostenuto dalle proprie operazioni speculative e finanziarie, per cui va reciso per mezzo di riduzione della spesa pubblica, aumento delle gabelle, licenziamenti, abbassamento di salari e pensioni ed, infine, ulteriori privatizzazioni.

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