CAMPO ELETTROMAGNETICO (CEM) E AUMENTO DELLE INFEZIONI VIRALI

Il 9 ottobre 2020 è stato pubblicato un articolo sulla rivista Scienza e Conoscenza, dal titolo «CEM: come incidono sul sistema immunitario?» a firma del Professor Dottor Piergiorgio Spaggiari e dell’Ingegner Marcello Allegretti.
Nell’articolo si affronta la correlazione tra il campo elettromagnetico (CEM) e l’aumento delle infezioni virali, specialmente sul ruolo della calcineurina, che è una proteina controllata dal calcio intracellulare, ampiamente presente in una varietà di funzioni vitali, come la crescita dei neuriti, la morfogenesi delle valvole cardiache, lo sviluppo muscolare/scheletrico, sopratutto, l’attivazione dei linfociti. Pertanto, essa è capace di migliorare le nostre difese perché è in grado di attivare il nostro sistema immunitario.

NELL’ARTICOLO SI AFFERMA CHE I CEM AD ALTA FREQUENZA HANNO UN EFFETTO INIBITORIO. La ricerca sembra dunque suggerire che le frequenze specifiche, con densità basse di potenza, ma con esposizioni molto lunghe, provocano un effetto inibitorio del sistema immunitario, molto probabilmente a causa dell’aumento dei radicali liberi dell’ossigeno (ROS) intracellulare e dell’ossigeno singoletto.

Nei ratti ad una frequenza di 1,8 GHz, si è riscontrata una riduzione delle attività della calcineurina.

La ricerca scientifica immunologica ha dimostrato che l’esposizione prolungata a CEM ha lo stesso effetto sul sistema immunitario, provocando le medesime infezioni opportunistiche, che hanno gli immunosoppressori inibitori della calcineurina per prevenire il rigetto dell’organo.

Ciò trova anche conferma nello studio del 30 giugno 2017, dal titolo: «I campi elettromagnetici possono agire tramite l’inibizione della calcineurina per sopprimere l’immunità, aumentando così il rischio di infezioni opportunistiche: meccanismi d’azione concepibili», a cura dello scienziato americano Paul Doyon e di O. Johansson, membro della svedese The Experimental Dermatology Unit, Department of Neuroscience, Karolinska Institute, dove si ipotizza che «LE ESPOSIZIONI AI CAMPI ELETTROMAGNETICI ABBIANO IL POTENZIALE DI INIBIRE LA RISPOSTA DEL SISTEMA IMMUNITARIO mediante un eventuale aumento patologico nell’afflusso di calcio nel citoplasma della cellula, che induce una produzione patologica di specie reattive dell’ossigeno, che in turno può avere un effetto inibitorio sulla calcineurina.
L’inibizione della calcineurina porta all’immunosoppressione, che a sua volta porta a un sistema immunitario indebolito e ad un aumento dell’infezione opportunistica. (…) cioè fungine, virali, batteriche atipiche e infezioni parassitarie»;

La nuova tecnologia 5G usa tre fasce di frequenze (bassa, media e alta): 694-790 Mhz, 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz. Una frequenza alta (dell’ordine dei giga hertz o GHz) ha una portata molto inferiore, ma ha la capacità di trasportare moltissimi dati per unità di tempo. La banda di frequenze media è chiamata anche «Sub-6», perché è composta da frequenze comprese tra 1 GHz e 6 GHz. È PROBABILMENTE LA BANDA CHE VERRÀ UTILIZZATA MAGGIORMENTE DAGLI SMARTPHONE NEL PRIMO PERIODO DI DIFFUSIONE DEL 5G.

L’asta italiana per il 5G, ha raccolto 6,5 miliardi di euro ed è stata trainata dalla banda «pioniere» dei 3.7 GHz: Telecom Italia S.p.a., Vodafone Italia S.p.a., Wind Tre S.p.a., Iliad Italia S.p.a. si sono aggiudicati i lotti per questa frequenza. Tutti questi, oltre a Fastweb S.p.a, si sono anche aggiudicati lotti per le frequenze dei 26 GHz. Ad oggi, secondo Wired, sono circa 1660 le domande presentate per l’installazione nelle frequenze a 3,7 GHz e 27 per quelle a 26 GHz.

DA NOTARE INOLTRE CHE LA CARTINA PUBBLICATA DA WIRED HA DELLE SOVRAPPOSIZIONI SE RAFFRONTATA CON QUELLA DEL CONTAGIO DA COVID-19.

Per questo ho chiesto ai Ministri competenti quali indagini epidemiologiche siano state poste in essere o si intendano promuover, alla luce di quanto esposto in premessa, per valutare l’impatto dei campi elettromagnetici, alla luce degli investimenti del Governo nella tecnologia 5G.

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