E’ volonta’ del nuovo esecutivo italiano a nome Draghi, di ristrutturare il sistema imprenditoriale italiano per un nuovo slancio verso la crescita: cio’ coincide con il desiderio della Banca centrale europea di recidere i prestiti bancari alle micro, piccole e medie imprese gravate dal Covid, precedentemente dall’euro sostituendo la lira, dalla concorrenza sleale della Cina e dalla diminuzione di 20 miliardi annui-come sostiene il senatore Alberto Bagnai-agli investimenti pubblici per il lavoro alle imprese, negli ultimi anni. La spiegazione a tale processo di deflagrazione industriale della piccola e media impresa, di matrice europea, si focalizza sui presunti crediti inisigibili di imprese e cittadini, che a causa di recessione annosa e crisi altalenanti, le banche europee principali, non possono incassare. Il dato tuttavia non detto da Draghi e seguaci, relativo a tali crediti inesigibili, consiste nel fatto che le piccole e medie imprese restituiscono di norma per intero i prestiti, alla stessa stregua dei privati, mentre le multinazionali sono solite non restituire tutti gli importi dei prestiti elefantiaci che beneficiano. Draghi invece, ha la mansione euroamericana di dipanare il tessuto italiano della piccola, media e micrompresa, a suon di leggi, e finanziare solo la ripresa postcedente il Covid, di grandi imprese italiane.

Allorche’ la bolla finanziaria e quelle prossime, e’ scoppiata e scoppieranno, le regole finanziarie mutarono e muteranno per legge, ma a tale mutazione non corrispose e corrispindera’ un potenziamento del lavoro, atto a pagare i prestiti dei mutui sub prime ed evitare la finanziarizzazione delle imprese, a detrimento delle produzioni fisiche. Oggi si tende con Draghi, ad organizzare un asfaltamento di imprese piccole e medie con la pletora di lavoratori che vi gravitano, teleologica alla massimizzazione delle incostituzionali macroimprese, ed alla disoccupazione incipiente che farebbe assumere in prospettiva, tali disoccupati dalle macroimprese, con regole modalita’ Cina, ossia: piu’ lavoro, meno paghe, meno diritti.

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