Perche’ con l’entrata in vigore dell’euro il potere d’acquisto degli italiani e’ stato dimezzato? Perche’ c’e’ un disegno di potere dietro la moneta unica atto a distruggere lo stato italiano a causa di una dicotomia di motivi: esso era troppo socialista, esso tutelava troppo bene il potere economico del suo popolo, cosicche’ era impossibile aggredire ad armi pari i lavoratori sottopagati residenti nel sud e nell’est del pianeta. Infine i fermenti socialisti tendenti verso l’uguaglianza ed il benessere collettivo frammisto ad una alta istruzione e capacita’ critica, rendevano l’Italia la nemesi del sistema capitalistico finanziario: quell’accolita di capi geoeconomici e grandi industriali che promulgano le leggi nel mondo e guadagnano in larga parte con le privatizzazioni selvagge dei beni strategici sparsi per il globo deve sgretolare l’Italia per attuare il Nuovo Ordine Mondiale.

L’Italia era un paese tra i meno sottoposti alle privatizzazioni dei servizi, forte di un sistema sanitario, pensionistico e scolastico fra i primi e piu’ invidiati al mondo. Cosi’ occorre sedare l’italiano medio per farsi avallare leggi scomode e nefaste e dirimere ogni sedizione socialista. La moneta unica e’ stata uguagliata alla lira con un’aumento del cinquanta per cento dei prezzi, cui va posto rimedio a livello politico riclassificando i prezzi sul valore antecedente della lira e nazionalizzando i beni industriali strategici, al fine di impedire l’ondata politica anticulturale ed antibenessere economico diffuso, che per ora sta plasmando l’Italia sulle proprie velleita’… Per salvare l’Italia all’interno dell’euro e’ opportuno spalmare su essa ed altri paesi, la valanga di liquidita’ in eccesso raccolta da Germania, Olanda, Lussemburgo, Belgio, Francia, ossia surplus commerciale, permessa dal blocco alla svalutazione dell’euro.

Un paese in crescita rivaluta la moneta e, se tale paese si trova in una confederazione monetaria come l’Europa, anziche’ svalutare o rivalutare la moneta e’ tenuto a condividere la propria liquidita’ con i propri inquilini. Come formulo’ Lord Keynes.

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