L’alimentazione sta subendo da un certo tempo un’innalzamento dei costi direttamente proporzionale alla sua qualità. Cibo esoso a causa degli intermediari, oltre che per la penuria di materie prime come terreni coltivabili ed acqua potabile, ma anche se si vogliono rispettare i cardini della salubrità intesa come materie prime non troppo trattate ed ingredienti genuini.

Sorge allora l’impellenza di una iniziativa manageriale che tuteli agricoltori e allevatori dalla forca dei pagamenti bassi imposti dagli intermediari e dalla concorrenza sleale; a vanno altresì messi in salvo i consumatori sempre più poveri, le risorse naturali sempre più scarse e l’economia sempre più minacciata dai fenomeni antitetici al concetto di “circolarità”. Ecco perchè si va incontro, secondo le visioni managerialmente rispettabili, alla gastronomia autoprodotta mediante l’inclusione delle industrie chimiche che concretizzino il categorico sviluppo di un futuro di foraggiamento diretto del “ personale animale” che fa partorire dalla natura, i nostri alimenti.

L’industria chimica dovrà proporre un modello di auto produzione di alimenti vegetali con l’introduzione di fertilizzanti biocompatibili da utilizzare singolarmente, ed autoproducendosi l’energia. Binariamente contadini e allevatori potranno produrre cibo e reddito per se’, sottoforma di affitti diretti del bestiame ed a rotazione, oltre che affitti dagli importi “appetitosi” e giusti che esulino quindi dallo sfruttamento attuale. Dunque una rimodulazione questa, volta a garantire cibi e paghe dignitose, senza l’eliminazione totale degli intermediari o dell’antecedente modello di produzione alimentare, bensì plasmandoli e ridimensionandoli in favore della tutela della salute, del portafogli e della terra intera, intesa come fauna e flora, oltrechè agglomerato di risorse.

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